Un momento simbolico, prima del calcio giocato. Alla vigilia della gara con la Juventus, il presidente del Cagliari Tommaso Giulini e il giovane calciatore rossoblù Riyad Idrissi hanno consegnato una maglia rossoblù personalizzata a Beniamino Zuncheddu, protagonista di una delle vicende giudiziarie più drammatiche della storia italiana.

Zuncheddu ha trascorso 33 anni in carcere da innocente. Era stato condannato all’ergastolo per la strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991 ed è stato poi assolto al termine di un processo di revisione.

La sua storia torna ora al centro dell’attenzione anche grazie al cinema. Dal 15 ottobre arriverà nelle sale “Zustìssia”, il film diretto da Francesco Piras che ripercorre la vicenda umana e giudiziaria di Zuncheddu e riporta l’attenzione sul peso di un errore capace di cancellare oltre tre decenni di vita.

Anni che nessuno potrà restituire. "Beniamino è tornato a casa senza un soldo - ha ribadito la garante dei Denuti in Sardegna Irene Testa, sempre al fianco di Zuncheddu -. Con 33 anni rubati. Con una vita da ricostruire quando ormai una parte enorme di quella vita non esisteva più. Perché se lo Stato ti toglie la libertà, gli affetti, gli anni migliori, se ti spezza l'anima e ti costringe a trascorrere più di metà della tua esistenza in carcere, non può poi aprire la porta e dirti semplicemente: adesso sei libero".

La sua storia continua così a porre una domanda difficile: cosa resta a una persona dopo aver perso libertà, affetti, lavoro e una parte enorme della propria vita per un reato che non ha commesso?

Il dato più ampio rende la vicenda ancora più significativa: ogni anno, in Italia, quasi mille persone subirebbero un’ingiusta detenzione e solo il 45% ottiene un risarcimento e dopo tantissimi anni.

La storia di Beniamino