Mario Sedda, il 39enne di Porto Torres ucciso tra il 29 e il 30 marzo 2021, è morto soffocato dal proprio sangue dopo una lunga agonia durata circa 45 minuti. A ricostruire le cause del decesso è stato il medico legale Francesco Serra, ascoltato nell’aula del Tribunale per i minorenni di Sassari, nell’ambito del processo che vede imputato Emanuele Sircana, oggi 21enne, minorenne all’epoca dei fatti.

Davanti al collegio presieduto da Guido Vecchione, il consulente ha spiegato che sul corpo della vittima erano presenti numerose ferite da arma da taglio su viso, tronco e arti. Tuttavia, a risultare determinanti sarebbero stati i colpi inferti al volto con un masso, ritrovato sulla scena e ritenuto compatibile con le lesioni. Le fratture provocate avrebbero causato una forte emorragia, con il sangue che ha poi ostruito le vie respiratorie fino a provocare la morte.

Nel corso dell’udienza, durata circa otto ore, l’imputato, assistito dall’avvocata Alessandra Delrio, ha ribadito la propria versione dei fatti dichiarandosi estraneo all’omicidio. Ha confermato di essere stato sul luogo insieme a Sedda e a Salvatore Carboni, la cui posizione è stata archiviata, sostenendo di aver assistito a una lite tra i due e di aver tentato di fermarla. Secondo il suo racconto, sarebbe poi fuggito dopo essere stato minacciato con un sasso, quando la vittima era ancora viva.

Sentiti anche il tecnico di laboratorio che ha analizzato le tracce ematiche, la sorella della vittima Eleonora Sedda e il luogotenente dei carabinieri Alberto Pittalis, che ha curato le indagini e l’analisi dei telefoni, tra cui un messaggio di scuse inviato il giorno successivo al delitto da Carboni a Sircana. In aula presenti anche i familiari di Sedda.

Il processo è stato aggiornato all’11 giugno, quando proseguirà l’esame del militare e verrà ascoltato l’imputato.