Oltre 120 mila persone convivono in Sardegna con limitazioni funzionali gravi: un dato che colloca l'isola al primo posto in Italia per incidenza della disabilità grave, con un'incidenza del 7,7% contro una media nazionale del 5%. È il quadro che emerge dalla presentazione del III Rapporto sulla Disabilità in Sardegna, promossa da IERFOP – ETS presso la Fondazione di Sardegna a Sassari, alla presenza di rappresentanti istituzionali, mondo accademico e realtà del terzo settore. Il Rapporto, sostenuto dalla Fondazione di Sardegna e sviluppato scientificamente da Chain Factory, spin-off dell'Università di Cagliari coordinato dal professor Alessandro Spano, propone un'analisi approfondita della condizione delle persone con disabilità nell'isola, incrociando dati sanitari, economici, occupazionali e demografici.

I dati: un'emergenza strutturale

Su una popolazione regionale di circa 1,56 milioni di abitanti, oltre 120 mila persone convivono con forme di grave limitazione funzionale. Il dato più allarmante riguarda la fascia anziana: tra gli over 75, l'incidenza delle limitazioni gravi sale al 27,3%, coinvolgendo oltre 56 mila anziani che necessitano di assistenza complessa, spesso in territori segnati dall'isolamento geografico e dalla fragilità dei servizi territoriali. Particolarmente critico il dato occupazionale: il tasso di occupazione delle persone con limitazioni gravi in Sardegna si ferma all'8,6%, meno della metà rispetto ai valori del Nord Italia. Sul fronte della vulnerabilità economica, il 42,1% delle persone con limitazioni gravi è esposto al rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 25,9% di chi non presenta limitazioni. Le donne registrano un'incidenza delle limitazioni gravi pari all'8,6%, tra le più alte a livello nazionale. Il Rapporto parla apertamente di "doppia fragilità", determinata dall'intreccio tra disabilità e disuguaglianze sociali ed economiche.

Pili: "Dalla sanità ai diritti. Includere è investire"

Il presidente di IERFOP Roberto Pili ha sottolineato come il tema della disabilità debba essere riletto attraverso una nuova cornice culturale, quella introdotta dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. "La disabilità oggi non può più essere considerata soltanto una condizione sanitaria. È l'esito dell'interazione tra persona e ambiente. Includere significa investire nella sostenibilità futura della società". Pili ha richiamato la necessità di superare un welfare prevalentemente assistenziale per costruire un sistema fondato sul progetto di vita, sull'autonomia e sull'inclusione lavorativa.

Le voci istituzionali

Il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli ha definito il Rapporto "un lavoro basilare per passare dall'assistenzialismo all'integrazione delle persone nel mondo del lavoro e della società", ribadendo l'attenzione del Governo verso chi vuole essere parte attiva della comunità. Il sindaco di Sassari ha sottolineato il valore operativo del Rapporto come strumento per una programmazione amministrativa più consapevole: "Sono dati che ci aiutano a ragionare e fare scelte migliori nel nostro operare politico". Il presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu ha auspicato un approfondimento progressivo dei dati raccolti per orientare con maggiore precisione le azioni future. Il professor Bachisio Zolo ha invece denunciato un rallentamento delle politiche sociali a livello nazionale: "Mancano scelte politiche corrette e realmente orientate ad aiutare pensionati invalidi civili e persone con disabilità".

Scuola: 8 mila studenti con disabilità, ma il sostegno è ancora fragile

In Sardegna gli studenti con disabilità sono circa 8 mila. Il sistema continua tuttavia a soffrire di forte precarietà nel sostegno e di frequente discontinuità educativa: una parte significativa dei docenti opera senza specializzazione specifica e molti studenti cambiano insegnante nel corso del percorso scolastico, con conseguenze rilevanti sulla qualità dell'inclusione.

IERFOP: una rete nazionale ed europea per l'inclusione

IERFOP opera tra Sardegna, Bruxelles e numerose città italiane — Cagliari, Sassari, Oristano, Nuoro, Roma, Torino, Palermo, Milano e Campobasso — con progetti dedicati a formazione, accessibilità, inclusione lavorativa e innovazione sociale. Solo nell'ultimo periodo l'Istituto ha realizzato 1.777 corsi di formazione coinvolgendo oltre 11 mila persone a livello nazionale. Particolarmente significativa la rete europea costruita attraverso progetti dedicati al lavoro da remoto per persone con disabilità, alla lingua dei segni, alla mobilità inclusiva, all'accessibilità digitale e all'inclusione artistica e professionale di giovani con disabilità sensoriali.

La sfida: dai dati alla programmazione stabile

Il messaggio condiviso dai relatori è stato netto: la disabilità non è più una questione settoriale del welfare, ma uno degli indicatori principali della capacità di una società di restare inclusiva, sostenibile e democratica. La vera sfida dei prossimi anni sarà trasformare i dati del Rapporto in programmazione stabile, superando frammentazione, interventi emergenziali e approcci esclusivamente assistenziali.