In Sardegna sono 930 le attività di panificazione che ogni giorno producono circa 3mila quintali di pane, per un totale di 100mila tonnellate di prodotto fresco all'anno. Un comparto che potrebbe presto beneficiare di una tutela aggiuntiva: l'iter legislativo in corso prevede infatti che il pane surgelato o precotto non possa più essere denominato o venduto come “pane fresco”.

Si tratta di una normativa molto importante perché restituisce valore al pane artigianale e garantisce ai consumatori un'informazione corretta - afferma Marina Manconi, panificatrice e presidente di Confartigianato Gallura - finalmente si fa chiarezza in un mercato dove troppo spesso le differenze non erano evidenti”.

Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna su dati Istat, nell'Isola vengono realizzate oltre 800 tipologie di pane, dal civraxiu al coccoi, dal moddizzosu alle rosette, fino a schiacciatine, baguette e specialità con ricotta od olive.

Sul fronte dei consumi, le famiglie sarde sono 730.510 e spendono mediamente 21 euro al mese per il pane. La spesa complessiva annua viene stimata in 186 milioni di euro.

È ora fondamentale che il percorso legislativo si concluda in tempi rapidi e che le disposizioni previste trovino un'applicazione efficace, accompagnata da adeguati controlli - conclude Manconi - solo così sarà possibile dare piena attuazione agli obiettivi della norma, evitando il ripetersi di pratiche scorrette e assicurando una reale valorizzazione del pane artigianale sardo”.