Continuano le proteste all’interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Macomer, dove alcuni persone, secondo quanto riferito dall'Assemblea No CPR Macomer, denuncerebbero condizioni di vita “invivibili” e avrebbero diffuso nuovi video realizzati dall’interno della struttura nella serata di giovedì 23 aprile.

Secondo quanto emerge dal materiale diffuso dall'associazione, che non è stato possibile verificare in modo indipendente, le immagini mostrerebbero ambienti degradati, con camere e bagni in condizioni precarie: “materassi sporchi e logori”, pavimenti segnati da quelle che vengono descritte come possibili infiltrazioni o tracce di ruggine.

Alcune persone ospiti del centro denuncerebbero inoltre la presenza di casi di scabbia, con il rischio di contagio tra le persone recluse. “Alcuni presenterebbero segni compatibili con la malattia”, riferiscono le testimonianze raccolte nel materiale diffuso.

Sempre secondo quanto riportato dall'associazione, nel blocco C sarebbe in corso uno sciopero della fame e della sete, avviato per protestare contro le condizioni interne al centro. Le criticità segnalate riguarderebbero la mancanza di beni di prima necessità, la qualità del vitto ritenuta insufficiente, difficoltà nell’accesso alle cure mediche specialistiche e limitazioni nei colloqui con gli avvocati.

Le proteste si inserirebbero in un contesto già segnato da tensioni: circa due settimane fa si sarebbero verificati episodi di rivolta, durante i quali una persona avrebbe tentato il suicidio e un’altra sarebbe caduta dal tetto dell’edificio. Le rivolte successive sarebbero state contenute dalle forze dell’ordine.

Nel frattempo, secondo le accuse mosse dai detenuti e dai soggetti solidali, la gestione del centro e la Prefettura di Nuoro non avrebbero dato seguito alle richieste di intervento. “A nulla sembrano essere valse le proteste precedenti”, si legge nelle comunicazioni diffuse.

L’Assemblea No CPR Macomer rilancia le denunce e chiede maggiore trasparenza: “Portiamo fuori dal CPR ancora una volta le voci delle persone che, per la sola mancanza di un documento di soggiorno, sono costrette a restare rinchiuse in una struttura che definiamo una sorta di ‘lager del ventunesimo secolo’”.

L’organizzazione chiede inoltre l’apertura del centro alla stampa e alla società civile e un “cambiamento radicale delle condizioni dei reclusi”, ribadendo la richiesta di chiusura dei CPR: “Devono chiudere tutti, a partire da Macomer”.