“Grazia Deledda è per la Sardegna, e per tutta l’Italia, motivo di orgoglio e di vanto”.

Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato la scrittrice nuorese nel giorno della sua visita a Nuoro, in occasione del centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura.

Il Capo dello Stato è arrivato in città in mattinata per partecipare all’inaugurazione dell’Anno Deleddiano, accolto dagli applausi delle persone radunate all’esterno del teatro nonostante la pioggia.

La cerimonia, iniziata alle 11, si è aperta con i saluti istituzionali e con l’esecuzione dell’inno nazionale da parte degli alunni dell’Istituto Comprensivo “Fernando Podda” e degli studenti del Liceo musicale.

Sono intervenuti il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu e la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. A seguire, gli approfondimenti sull’opera della scrittrice affidati ai relatori Neria De Giovanni, Dino Manca, Stefania Lucamante e Marcello Fois. La mattinata si è conclusa con l’esecuzione di “Non potho reposare” da parte degli studenti del Liceo musicale, diretti dal Maestro Alessandro Catte.

Al termine, il presidente Mattarella, insieme a una delegazione ristretta composta dal sindaco, dalla presidente della Regione, dal prefetto e dal presidente della Provincia, visiteranno la casa natale di Grazia Deledda, oggi casa museo.

(Foto:Quirinale)

"Questa estate in vacanza - ha detto Mattarella - ho portato con me in montagna alcuni libri da leggere, alcuni recenti, altri da rileggere. Tra questi due di Grazia Deledda, 'Il vecchio della montagna' e 'Canne al vento'. Li avevo letti da giovane studente, il che vuol dire molti decenni addietro. Ho ritrovato le medesime emozioni, le stesse impressioni che allora avevo registrato, trovando conferma della perenne modernità dell'opera di Grazia Deledda".

La vita di Grazia Deledda, una vita per la scrittura

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda nacque a Nuoro il 28 settembre 1871. Figlia di Giovanni Antonio, imprenditore impegnato nel commercio e nell’agricoltura, e di Francesca Cambosu, crebbe in una famiglia numerosa e benestante. Il padre, appassionato di letteratura e poesia, fu sindaco di Nuoro nel 1863.

Come molte ragazze del tempo frequentò la scuola fino alla quarta elementare, proseguendo poi gli studi privatamente. Prima sotto la guida della madre, poi con lezioni di italiano, latino e francese impartite dal professore Pietro Ganga. La sua formazione fu in larga parte autodidatta: lettrice curiosa e appassionata, trovò nei libri uno spazio di libertà e crescita.

Fin da giovanissima mostrò una naturale inclinazione alla scrittura. Racconti e novelle nacquero dall’osservazione della comunità nuorese e da eventi familiari dolorosi che segnarono profondamente la sua vita: la morte prematura della sorella Giovanna, la vicenda del fratello Santus, precipitato nell’alcolismo, le difficoltà del fratello Andrea, l’improvvisa scomparsa del padre nel 1892 e, qualche anno più tardi, la tragica morte della sorella Vincenza.

Nonostante le difficoltà, Deledda iniziò a collaborare con riviste sarde e romane, firmandosi spesso con pseudonimi come Ilia de Saint’Ismail, G. Razìa, Aman della Rupe e Fea. A soli diciassette anni la rivista romana Ultima Moda pubblicò “Sangue sardo”. Nel 1893 avviò la collaborazione con la Rivista delle tradizioni popolari italiane diretta da Angelo De Gubernatis.

Nel 1896, con il romanzo La via del male, si impose all’attenzione del panorama letterario italiano. Nel 1899 si trasferì a Cagliari, dove conobbe il futuro marito Palmiro Madesani, che sposò nel 1900. La coppia ebbe due figli, Sardus e Francesco, e si stabilì successivamente a Roma.

Nella capitale condusse una vita riservata, lontana dai salotti letterari, dedicandosi con costanza alla scrittura. Tra le opere del periodo romano figurano, tra le altre, Elias Portolu, Dopo il divorzio, Cenere, L’edera, Canne al vento, La madre, Il Dio dei viventi. Il suo successo crebbe progressivamente anche a livello internazionale, con l’apprezzamento di numerosi intellettuali.

Il 10 dicembre 1927, a Stoccolma, Grazia Deledda ricevette il Premio Nobel per la Letteratura assegnatole per l’anno 1926, diventando la prima donna italiana e la seconda al mondo a ottenere il prestigioso riconoscimento.

Continuò a scrivere fino agli ultimi anni. Morì il 15 agosto 1936, all'età di 64 anni, a causa di un tumore al seno. Le sue spoglie furono riportate a Nuoro nel 1959 e tumulate nella chiesa della Madonna della Solitudine, ai piedi del Monte Ortobene.

(Foto:Quirinale)

Le parole della Presidente Todde

"Grazia Deledda non appartiene a un tempo concluso. È una voce che continua a parlare al presente". Così la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, nel suo intervento al Ten di Nuoro nel salutare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto nel capoluogo barbaricino per l'inaugurazione dell'Anno Deleddiano.

"Nata nel rione di Santu Predu, a Nuoro, Grazia Deledda attraversa un percorso che dalla Barbagia la porta nei salotti romani, fino al confronto con l'intellighenzia europea e al riconoscimento del Premio Nobel per la Letteratura. Non è né una parabola folclorica, né un'eccezione pittoresca - osserva Todde - è il risultato di una volontà lucida, di una strategia culturale consapevole. A 19 anni scrive a Maggiorino Ferraris, direttore della Nuova Antologia, dichiarando un obiettivo preciso: 'Avrò tra poco vent'anni, a 30 voglio aver raggiunto il mio radioso scopo qual è quello di creare da me sola una letteratura completamente ed esclusivamente sarda'. Non c'è improvvisazione in queste parole. C'è una visione. Nei suoi romanzi vivono il conflitto tra individuo e comunità, il peso delle disuguaglianze, la fatica di chi nasce lontano dai centri del potere e deve lottare per essere riconosciuto. Vivono soprattutto figure femminili che non accettano la semplificazione.

"Senza proclami ideologici, Grazia Deledda costruisce una riflessione sulla condizione femminile che precede il linguaggio dell'emancipazione ma ne incarna la sostanza. Nel 1909 - prosegue la presidente della Regione - quando alle donne non era riconosciuto il diritto di voto, si candida provocatoriamente con i radicali, alle elezioni politiche nel collegio di Nuoro. È tra le prime a scrivere un romanzo sul divorzio. Grazia Deledda sa di muoversi in un ambiente ostile e non arretra. Rivendica il diritto di stare nella letteratura per la forza del lavoro, per la disciplina, per la tenacia".

"Presidente Mattarella, è una lezione che parla ancora oggi a chi crede nel valore dell'impegno e della responsabilità personale. Parla a una società attraversata da fratture sociali, da disuguaglianze persistenti, da una domanda crescente di giustizia e dignità. Parla al senso più profondo della nostra democrazia. Grazia Deledda ha dimostrato che la povertà materiale non coincide con la povertà di pensiero. Ha dimostrato che anche dalle periferie può nascere una parola capace di farsi universale. La sua vicenda dialoga con altre figure che questa terra ha espresso: Antonio Gramsci, che ha trasformato la marginalità in uno strumento critico per leggere il potere. Emilio Lussu, che ha fatto della responsabilità civile e dell'impegno democratico una scelta di vita. Storie diverse, una lezione comune. Siamo lieti, Presidente Mattarella, che dopo questo momento Lei abbia scelto di visitare la casa natale della nostra Nobel".

Le parole del sindaco di Nuoro

"Poter ospitare il Presidente della Repubblica in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Deleddiano onora profondamente la nostra comunità, impegnata nel celebrare una donna che, partendo da questo luogo, ha saputo parlare al mondo intero con la forza della sua determinazione, della sua intelligenza e della sua capacità di raccontare i moti dell'anima in un contesto che non è solo un'ambientazione geografica, ma un luogo atemporale dove si consumano i drammi universali dell'uomo".

Con queste parole il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu ha salutato il Capo dello Stato Sergio Mattarella, al Teatro Ten di Nuoro, in occasione delle celebrazioni per i 100 anni dal riconoscimento del Premio Nobel a Grazia Deledda, prima e unica scrittrice italiana a vincerlo. 

"La sua visita, signor Presidente - ha continuato Fenu - rappresenta per noi un segno di grande attenzione, di vicinanza e di rispetto verso questa terra, verso la sua storia, verso la sua cultura, verso il suo presente e, soprattutto, verso il suo futuro. La Sua presenza assume inoltre una profonda valenza istituzionale perché rappresenta un segno tangibile del suo sostegno ai Comuni. Non solo ai sindaci, ma a tutti gli amministratori e i dipendenti degli enti locali: donne e uomini impegnati quotidianamente in seno a quelle istituzioni che rappresentano l'ossatura del nostro sistema democratico, primo baluardo a difesa dei valori fondamentali di democrazia, di coesione sociale, ed eguaglianza".

"L'attenzione da Lei manifestata verso questo livello di governo, verso le comunità locali, verso i territori, è per noi un segnale importante e incoraggiante perché incarna un messaggio di fiducia nella capacità delle istituzioni di lavorare insieme, nel rispetto dei ruoli, per il bene comune. Signor Presidente, la Sua presenza oggi qui è anche un messaggio forte a favore di alcuni valori non negoziabili: la cultura come bene pubblico, la scuola e la ricerca come opportunità di crescita e sviluppo, il dialogo tra generazioni (attestato dalla presenza in questo teatro degli studenti) come passaggio di testimone della nostra identità. Oggi, inauguriamo ufficialmente l'Anno Deleddiano. Un anno di particolare importanza nel corso del quale Nuoro, la Sardegna e l'Italia intera rendono omaggio a Grazia Deledda. É da Nuoro, dalla finestra della sua casa, che Grazia Deledda guardava il suo monte, il Monte Ortobene: simbolo della nostra identità, delle nostre radici, del nostro carattere profondo. Da quella stessa finestra, da quello scorcio sul nostro passato, noi oggi vogliamo idealmente guardare al futuro di questa città".

Foto di Simone Littarru