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In Sardegna, secondo i dati, le donne continuano a pagare il prezzo più alto delle disuguaglianze nel mercato del lavoro. Occupazione più bassa, stipendi inferiori e maggiore precarietà sono alcuni dei dati che emergono dall’analisi del Centro studi della Cgil Sardegna, diffusa in occasione dello sciopero indetto dalle categorie della conoscenza, del commercio, del turismo e dei servizi.
“Le donne guadagnano meno degli uomini, fanno più fatica a trovare un lavoro e, quando lo trovano, è povero e precario, spesso un part-time non richiesto, comunque un contratto precario e uno stipendio basso”. È la denuncia della Cgil regionale che sostiene e partecipa alle iniziative organizzate nell’isola.
Domani, lunedì 9 marzo, sono in programma due presidi davanti alle Prefetture: a Cagliari, in piazza Palazzo, e a Sassari, in piazza d’Italia, dalle 10:00 alle 12:00. Le iniziative sono organizzate da Filcams e Flc Cgil insieme alle Camere del lavoro e vedranno la partecipazione della Cgil regionale.
L’obiettivo dello sciopero è richiamare l’attenzione sull’urgenza di raggiungere una reale parità di genere, non solo nel lavoro ma più in generale nella società. Nei settori interessati dall’astensione, dove la presenza femminile è predominante, secondo il sindacato le lavoratrici subiscono maggiormente gli effetti di un modello economico diseguale, caratterizzato da part-time involontario, salari bassi e una flessibilità che troppo spesso si traduce in sfruttamento.
A pesare ulteriormente è anche il lavoro di cura, che, secondo i dati, continua a gravare in larga parte sulle donne.
I dati del mercato del lavoro elaborati dal Centro studi Cgil Sardegna delineano un quadro critico. Il tasso di occupazione femminile nell’Isola è inferiore di oltre 14 punti percentuali rispetto a quello maschile: 50,5% contro il 64,7% (dato Istat 2024). Inoltre il 44,5% delle donne in età lavorativa non cerca più un lavoro, mentre tra gli uomini la percentuale si ferma al 29,5%.
Anche le assunzioni confermano il divario: nei primi nove mesi del 2025 si registrano 185mila nuovi contratti, ma quasi sei su dieci riguardano uomini. Tra i rapporti di lavoro femminili solo il 7,3% è a tempo indeterminato, contro il 10,1% degli uomini.
Molto più diffuso invece il part-time, che coinvolge il 51,8% delle donne rispetto al 28,7% degli uomini (dato Inps). Le lavoratrici sono inoltre le più colpite dal part-time involontario, che supera il 21%, mentre tra gli uomini si ferma al 6,9% (Bes Istat).
Le differenze si riflettono inevitabilmente anche sugli stipendi: nel 2024 la retribuzione media lorda annua delle donne si ferma a poco più di 15mila euro, mentre quella degli uomini raggiunge i 21.814 euro.
Un quadro che, secondo la Cgil, dimostra quanto sia ancora lunga la strada per raggiungere una reale parità nel mercato del lavoro sardo.







