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Una decisione che fa rumore, e che rimbomba vigorosamente nelle aule del Tribunale vaticano, quella emessa ieri dalla Corte d'Appello della Santa Sede in merito al processo che da anni coinvolge, fra gli altri, il cardinale pattadese Angelo Becciu. Dichiarando la nullità parziale del procedimento di primo grado, la Corte ordina di fatto che il processo venga celebrato nuovamente, fissando per il 22 giugno 2026, alle ore 9, la data della prima udienza per la rinnovazione dello stesso.
In quella sede l'intero materiale probatorio dovrà essere depositato nuovamente in cancelleria, questa volta senza "omissis" o parti mancanti, garantendo agli avvocati il tempo necessario per esaminare ogni singolo elemento. Fino a una settimana prima, il 15 giugno 2026, le parti avranno tempo per esaminare la documentazione integrale e preparare le proprie prove a difesa.
Un'inversione di rotta che sembra ribaltare anche la corrente per lungo tempo avversa all'ex sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato Vaticana. I nuovi risvolti fanno tirare un sospiro di sollievo ai sostenitori di Becciu, che ha da subito sostenuto con forza la sua innocenza, ribadendola nell'arco di tutto l'iter processuale. Sebbene non equivalga a un'assoluzione, l'ordinanza di ieri rimescola le carte e prepara le parti in causa a un nuovo importante capitolo, in cui non sono da escludere ulteriori colpi di scena.
Un messaggio di profonda vicinanza è arrivato da Monsignor Corrado Melis, vescovo di Ozieri, che in una lunga lettera ha accolto con "sincera soddisfazione" la decisione della Corte d'Appello. "Una verità attesa: giustizia, dignità e speranza", titola il messaggio diffuso dalla Diocesi.
Monsignor Melis: "Nuovo corso rappresenta passaggio di rilievo"
"Nel cuore di un tempo segnato da prove difficili e da un’attesa carica di significato, nasce una parola di speranza, capace di guardare oltre le ombre e sostenuta dalla certezza che verità e giustizia, anche quando sembrano oscurate, sono destinate prima o poi a manifestarsi pienamente. Il nuovo corso del processo che coinvolge il Cardinale Angelo Becciu - si legge nel messaggio del vescovo -, che ha sempre professato con fermezza la propria innocenza, rappresenta un passaggio di grande rilievo umano, ecclesiale e spirituale. Non è soltanto una vicenda giudiziaria, ma una storia attraversata da una sofferenza profonda, vissuta nel silenzio, nella dignità e nell’affidamento a Dio. In questi anni, il Cardinale ha portato il peso di accuse gravi, dell’esposizione mediatica e di giudizi spesso affrettati. Una prova che ha segnato non solo la sua persona, ma anche la comunità che lo ha visto crescere e servire. E tuttavia, in mezzo a tutto questo, non è mai venuta meno la fiducia nella verità e nella giustizia".
"Solo facendo piena luce ci sarà giustizia autentica"
"La decisione della Corte di Appello della Santa Sede, che ha rilevato errori procedurali fino a dichiarare la «nullità relativa» del procedimento e a disporre la rinnovazione del dibattimento, si presenta come un segno forte - prosegue Melis -. È un richiamo ai principi fondamentali del diritto, alla dignità della persona e al rispetto pieno delle garanzie difensive. Da qui emerge con forza un’esigenza non più rinviabile: fare piena luce sui fatti. Una chiarezza completa, libera da ombre e ambiguità, capace di restituire dignità e ristabilire equilibrio. Non si tratta di affrettare i tempi in modo superficiale, ma di evitare ulteriori ritardi che peserebbero su una vicenda già segnata da lunga sofferenza. Solo così potrà realizzarsi una giustizia autentica, capace di restituire ciò che è stato messo alla prova e di ricomporre ciò che è stato ferito. Questa attesa non è impazienza, ma espressione di un bisogno profondo di giustizia, maturato nel tempo e alimentato dalla fiducia che la luce non possa essere definitivamente oscurata. È la voce composta di chi ha sopportato e ha continuato a credere".
"Il tempo della verità si avvicina"
"Il fatto che il processo debba essere sostanzialmente rinnovato, con pieno accesso agli atti e possibilità effettiva di difesa, restituisce al giudizio il suo necessario equilibrio - afferma il vescovo fiducioso -. Si apre così una fase nuova, che può permettere finalmente una valutazione completa e serena. Come Diocesi, questa decisione viene accolta con profonda partecipazione e con una composta, ma sincera soddisfazione. Si avverte che il tempo della verità si avvicina, che ciò che è stato oscurato potrà essere finalmente chiarito e che quanto è stato motivo di sofferenza potrà trovare luce e giusta valutazione. Rimane, tuttavia, la consapevolezza di un cammino non ancora concluso. Serve ancora pazienza, senso di responsabilità e rispetto dei tempi della giustizia. È un invito a custodire unità e misura, evitando giudizi affrettati e lasciandosi guidare da uno sguardo ispirato alla verità e alla carità".
"Dio non abbandona mai i suoi figli"
Conclude: "Accompagniamo don Angelino con vicinanza spirituale e fraterna, certi che il Signore, che conosce i cuori e scruta la verità più profonda, non abbandona mai i suoi figli, soprattutto nel tempo della prova. A Dio che è Signore viene affidato questo nuovo tratto di cammino, perché sia guidato dalla luce della verità e condotto a un esito giusto e pienamente chiarificatore. È verso questo orizzonte che si guarda con fiducia: nella convinzione che, al termine del cammino, ciò che è vero e giusto troverà finalmente il suo riconoscimento".








