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Esistono serate in cui il teatro smette di essere un edificio di cemento e velluto per farsi scafo, vela, rotta. Lo scorso sabato sera, 11 aprile 2026, il Teatro Doglio di Cagliari non ha semplicemente ospitato un tributo: si è trasformato nella leggendaria nave cantata da Lucio Dalla, quella che "anche senza corrente camminerà".
L'evento "La sera dei miracoli - Omaggio a Lucio Dalla" - esclusiva firmata Good Vibrations - ha trasformato il centro di Cagliari in un porto onirico, dove la città intera è parsa "galleggiare e andarsene", sospinta dal soffio di canzoni immortali.
Il cuore pulsante della serata è stata la straordinaria capacità della band - Luigi Buggio (direzione artistica e tastiere), Marco Vattovani (batteria), Alessandro Leonzini (basso), Marco Locatelli e Ivan Geronazzo (chitarre) - di accostarsi al repertorio dalliano con un rispetto quasi sacro. Il cantante Lorenzo Campani (noto anche per il suo ruolo in “Notre Dame de Paris”, per la partecipazione a “The Voice of Italy” e per aver collaborato con artisti del calibro di Ligabue e Vasco Rossi) non propone una imitazione pedissequa ma una suggestione timbrica, recuperando quella peculiare "pasta" vocale che era il marchio di fabbrica di Dalla.
Un timbro che non sembra nascere dalle corde vocali ma provenire direttamente dall'ebano di un clarinetto, strumento che Lucio amava e suonava divinamente. Una vocalità che si fa fiato, che si spezza in un sussurro e poi esplode in un vibrato caldo, legnoso, capace di piegarsi alle dinamiche del jazz e alle impennate del pop d'autore.
Il palco diventa così il ponte di comando da cui scorgere le "mille lenzuola" stese sopra le case di Cagliari, come recita il capolavoro che dà il titolo allo spettacolo, tra i primi eseguti, col pianoforte che ha delineato i vicoli di Roma, mentre la sezione ritmica avanza col passo felpato tipico delle notti in cui "i cani parlano tra di loro", e -infine- la voce che parte sottovoce, quasi a non voler disturbare "la gente che corre nelle piazze", per poi aprirsi in un crescendo che ha avvolto il pubblico.
I musicisti, dotati di una poliedricità rara, hanno navigato col pubblico tra le diverse anime di Lucio: "Disperato erotico stomp" (incursione nell’ironia sporca e umana, dove la musica si fa ritmo sfacciato), "Se io fossi un angelo" (sferzata di energia rock che oggi suona più attuale che mai quale grido contro le logiche della guerra), "Cara" (momento di sospensione assoluta, dove il tempo si ferma per permettere a ognuno di guardarsi dentro), "4 marzo 1943" (la risacca della memoria, il legame con il mare e con una storia che appartiene a tutti noi).
La musica è l'unico linguaggio che non conosce confini o trincee. È quella luce che, nella notte che sta per finire, diventa sempre più grande: è la nave dell'arte che fa ritorno per portarci a dormire in un mondo finalmente in pace.
E infatti, "L'anno che verrà" chiude la serata e trasforma il teatro in un porto sicuro. In un periodo storico dove le nubi dei conflitti si fanno dense, la serata si chiude con la forza della speranza. Se è vero che questa notte "nera da sporcare le lenzuola" fa paura, la musica di Lucio ci ha ricordato che abbiamo sempre un paio d'ali per volare sopra le case.
Il pubblico della Città del Sole, che "si muove con la gente, le piazze e la gente nei bar", ha salutato i protagonisti con una standing ovation che trasmetteva di gratitudine e di appartenenza. Quando le luci si sono accese, è rimasta la sensazione che la nave di Lucio non fosse affatto ripartita, ma avesse finalmente gettato l'ancora nel cuore di Cagliari, lasciando dietro di sé una scia di bellezza pura.











