Viaggio tra le righe de “I Promessi Sposi”, ma anche tra le lettere di Alessandro Manzoni, per riscoprire la figura e le opere dello scrittore, drammaturgo e poeta e specialmente i suoi rapporti con l'universo femminile, con “Gertrude, Lucia e le altre / le donne del rivoluzionario Manzoni”, uno spettacolo di e con Eleonora Mazzoni, liberamente tratto dal suo saggio “Il cuore è un guazzabuglio” (Einaudi 2023), con la voce recitante (fuori campo) di Lino Guanciale, light design di Camilla Chiozza e sound design di Lorenzo Danesin, per la regia di Simonetta Solder (produzione 369gradi), in scena giovedì 26 e venerdì 27 febbraio alle 11.30 al Teatro Massimo di Cagliari sotto le insegne della Stagione di Teatro Ragazzi 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna.

Sotto i riflettori l'attrice e scrittrice forlivese Eleonora Mazzoni (già autrice di romanzi come “Le difettose” e “Gli ipocriti”, del saggio “In becco alla cicogna!!” e de “La testa sul tuo petto. Sulle tracce di San Giovanni”) che ripercorre la vita dell'artista milanese, mettendo l'accento sugli aspetti meno noti della sua personalità: emerge il ritratto di un «ironico e affabile conversatore, nonostante la balbuzie, ambizioso, anche se sempre alla mano, uomo dalle passioni fortissime, reso fragile, durante l’infanzia, dall’abbandono materno e dalla mancanza di un padre».

Il giovane aristocratico, nato (pare) da una relazione tra Giulia Beccaria, figlia del celebre giurista e moglie di don Pietro Manzoni, e il letterato Giovanni Verri (fratello di Pietro Verri), e educato in collegio, con una formazione classica, trascorre il tempo tra la tenuta di Caleotto e il capoluogo lombardo, frequentando i circoli illuministici e l'alta società milanese. Spirito ribelle, «anticlericale e libertino», dedito a un'esistenza di svaghi mondani ma senza trascurare i propri interessi filosofici e letterari, Manzoni si cimenta con la poesia, componendo il poemetto “Del trionfo della libertà” e “Adda” in forma di sonetto, oltre a “I quattro sermoni” in endecasillabi, in chiave satirica, sul modello di Orazio. Dopo il carme “In morte di Carlo Imbonati” e il poemetto “Urania”, gli “Inni Sacri” e l'ode napoleonica “Il 5 maggio”, senza dimenticare gli strali satirici de “L'ira di Apollo”, lo scrittore si cimenta con il teatro, con le due tragedie – “Il Conte di Carmagnola” e “Adelchi” – e finalmente dà alle stampe, dopo una lunga e faticosa revisione, “I Promessi Sposi”, il capolavoro che segna la nascita del romanzo storico in Italia, cui fa pendant il saggio “Storia della colonna infame”.

Il giovane irrequieto e pieno di talento, divenuto uno scrittore maturo e pienamente cosciente dei propri mezzi, viene ora considerato uno dei padri della letteratura italiana, autore fondamentale e imprescindibile...  ma «anche la sua famosa conversione non lo trasformò in un bigotto baciapile: la fede, impastandosi con lo spirito illuministico in cui era cresciuto, fu sempre lotta, mai facile consolazione, fece emergere le crisi di nervi che lo accompagnarono per tutta la vita e lo spinse ancora di più all’impegno politico per un’Italia unita, libera dagli oppressori, indipendente» – si legge nella presentazione dello spettacolo –. «Senza mai spegnere il fuoco nei confronti delle donne. Non a caso lo scrittore riuscì a mettere in scena nel suo capolavoro un universo femminile così ricco e variegato».

In “Gertrude, Lucia e le altre”, Eleonora Mazzoni racconta le eroine del romanzo, come la fanciulla del popolo concupita da don Rodrigo e costretta fuggire alla vigilia delle nozze e la nobildonna rinchiusa in un convento e divenuta una peccatrice, che incarnano due temperamenti femminili differenti, da un lato la mitezza e la gentilezza d'animo, unita al rispetto per la volontà divina della giovane operaia, dall'altro la superbia della Monaca di Monza, la trasgressione che porta al ricatto e al delitto, fino alla perdizione: entrambe vittime di una società patriarcale che affida alle donne il ruolo di custodi della virtù e angeli del focolare. E accanto a loro, icona di un amore che trionfa sulla disperazione e sulla morte, la madre di Cecilia, protagonista di uno degli episodi più struggenti, tra le crude descrizioni della peste.

Sulla falsariga del saggio “Il cuore è un guazzabuglio”, l'attrice evoca sulla scena anche la madre dello scrittore, Giulia Beccaria, e il loro affetto ritrovato dopo la freddezza dell'infanzia, e la moglie Enrichetta Blondel, prematuramente scomparsa: creature diversissime ma in un certo senso complementari, che esercitarono una profonda influenza nella vita di Manzoni. «Sullo sfondo un’Italia e un’Europa agitate da moti, rivolte, idee sovversive, cospirazioni e persecuzioni» in anni di grande fermento e profonde trasformazioni economiche e sociali, oltre che politiche, con la lunga stagione dei moti risorgimentali conclusasi con la proclamazione del Regno d'Italia.

“Gertrude, Lucia e le altre / le donne del rivoluzionario Manzoni” propone un inedito ritratto del poeta, drammaturgo e scrittore, ben diverso dall'immagine di «quell’uomo austero perennemente di mezz’età, dallo sguardo grave e mesto», del celebre dipinto di Hayez: «leggendo con attenzione le quasi duemila lettere che ci ha lasciato, più quelle di familiari e amici, l’impressione è del tutto diversa», emerge la personalità sfaccettata, tra luci e ombre, di un intellettuale e artista profondamente immerso nella temperie culturale e politica del suo tempo.