«La nostra scelta di votare SÌ al referendum costituzionale viene da lontano e non è legata a contingenze politiche: chi ha scelto, indossando con orgoglio la toga, di difendere la libertà contro ogni potere non può farsi condizionare da logiche di appartenenza partitica quando si discute della Costituzione e dei diritti fondamentali». Si apre così il documento firmato da alcuni professionisti del foro e voci dell’area di sinistra, che interviene nel dibattito sulla riforma invitando a una valutazione nel merito, al di là delle appartenenze politiche.

Nel testo si respinge con decisione la lettura del voto come contrapposizione tra schieramenti: «Come tante autorevoli voci dell'area democratica, anche noi rifiutiamo questa ingiusta e semplicistica identificazione e valutiamo solo il merito della riforma, sulla base del testo delle norme. Scegliamo la ragione e il diritto, non la propaganda e la paura». Una posizione che punta a riportare al centro contenuti e principi costituzionali.

Tra i passaggi chiave, il tema della giustizia: «Un giudice realmente terzo, separato dal pubblico ministero e un'organizzazione della magistratura che torni a coniugare autonomia e indipendenza con merito e responsabilità sono una conquista di civiltà attesa da tempo», e a una riforma definita come «un'occasione storica» da non perdere.

Il sostegno al SÌ viene ricondotto a una matrice culturale precisa: «Proprio in ragione della nostra appartenenza alla storia e alla cultura progressista e libertaria, la scelta di votare SÌ è naturale». E, infine, la precisazione politica: «Il nostro SÌ non può quindi essere considerato come una forma di adesione alle politiche penali autoritarie e regressive di questo governo».