Sul tema del voto per i cittadini fuori sede, il governo ribadisce la volontà di garantire la partecipazione, “sempre in un quadro di garanzie, di sicurezza, di sostenibilità e di piena compatibilità con l'attuale struttura operativa dell'organizzazione elettorale”. Lo ricorda la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, sottolineando che negli ultimi due anni sono già state promosse due sperimentazioni: nel 2024 per le elezioni europee e nel 2025 in occasione dei referendum abrogativi.

È in questo quadro - spiega Ferro - che va letta la scelta di non inserire una nuova sperimentazione nel decreto per il referendum sulla giustizia”, previsto il 22 e 23 marzo. Gli emendamenti presentati dalle opposizioni sono stati respinti per ragioni esclusivamente tecniche: una disciplina introdotta ora entrerebbe in vigore solo negli ultimi giorni di febbraio, troppo a ridosso del voto, mentre le precedenti sperimentazioni erano partite con 80 e 69 giorni di anticipo, consentendo ai Comuni e al Ministero di predisporre tutte le attività necessarie.

Per rendere effettivo il voto fuori sede, spiega Ferro, è fondamentale rispettare tempi e procedure specifiche: i termini per la presentazione delle domande e l’eventuale revoca, con tempi di 35 e 25 giorni nelle precedenti sperimentazioni, consentono verifiche incrociate tra Comune di residenza e di domicilio e l’annotazione nelle liste sezionali; inoltre occorre definire il numero esatto dei richiedenti per l’eventuale istituzione di sezioni speciali, calcolate su una base di una sezione ogni 800 elettori. “Sono questioni molto tecniche - conclude Ferro - che non possono essere affrontate quando il procedimento elettorale è già in fase avanzata, ma che richiedono un impianto normativo solido, su cui è aperto il confronto parlamentare alla luce dei risultati delle sperimentazioni precedenti”.