La tensione in Medio Oriente continua a salire. L’Iran ha ribadito che non accetterà alcuna resa, mentre Israele prosegue le operazioni contro Hezbollah in Libano. Sullo sfondo cresce anche la preoccupazione internazionale per l’impatto economico del conflitto, con possibili ripercussioni sui prezzi dell’energia e dei carburanti.

Iran sfida gli Stati Uniti: “Non ci arrenderemo mai”

Teheran ha risposto duramente all’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump, affermando che il Paese “non si arrenderà mai”. L’Iran ha inoltre annunciato che lo stretto di Stretto di Hormuz è chiuso alle navi statunitensi e israeliane.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha presentato scuse ai Paesi vicini per gli attacchi delle ultime ore, promettendo di fermare le operazioni se dai loro territori non partiranno ulteriori incursioni ostili. Nonostante questo, nella notte sono stati segnalati nuovi raid su Kuwait e Arabia Saudita, segno di un’escalation che resta difficile da contenere.

Raid israeliano a Beirut: colpito un hotel, quattro morti

Intanto l’esercito israeliano ha colpito obiettivi legati a Hezbollah in Beirut. Secondo le autorità locali, un raid ha centrato un hotel nella capitale libanese causando almeno quattro morti e dieci feriti.

L’operazione rientra nella più ampia offensiva di Israele contro le postazioni del movimento sciita libanese, mentre il rischio di un allargamento del conflitto regionale resta alto.

Italia: riunione d’emergenza sulla difesa

Anche in Italia cresce l’attenzione sulla crisi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha convocato una riunione con i vertici militari e i rappresentanti dell’industria della difesa per valutare misure di rafforzamento del sistema nazionale.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha però chiarito che il Paese non è coinvolto direttamente nel conflitto: “Siamo in una fase difficile ma l’Italia non è in guerra e non vuole entrarci”.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha inoltre lanciato un allarme sulla possibile tensione nelle piazze italiane, con diverse manifestazioni già annunciate nelle prossime settimane per protestare contro l’escalation in Medio Oriente e le politiche del governo.

Caro carburanti, ipotesi taglio delle accise

Parallelamente cresce la preoccupazione per gli effetti economici della crisi. Il governo sta valutando la possibilità di ridurre le accise sulla benzina utilizzando l’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti.

L’ipotesi, sostenuta dal Partito Democratico, è allo studio del ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti e ha già ricevuto una prima apertura da parte della premier Meloni.

Secondo le stime della CGIA di Mestre, l’escalation militare potrebbe costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi di euro in più a causa dell’aumento delle bollette energetiche.

In un contesto internazionale sempre più instabile, la crisi mediorientale rischia dunque di produrre conseguenze non solo sul piano militare e diplomatico, ma anche su quello economico.