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Nei primi sei mesi del 2026 sono stati 2 milioni e 811 mila gli italiani che hanno dovuto attendere oltre i tempi previsti per una visita specialistica o un esame nel Servizio sanitario nazionale. È quanto emerge dal primo bollettino trimestrale sulle liste d'attesa elaborato da Agenas, che evidenzia un miglioramento complessivo della situazione ma conferma la presenza di criticità.
Per le visite urgenti, da effettuare entro tre giorni, oltre l'80% viene eseguito nei tempi stabiliti. Un ulteriore 5,1% viene svolto entro il quarto giorno e il 6,1% tra il quinto e il settimo, mentre il restante 7,9% subisce ritardi maggiori, con il 2,4% dei pazienti che riceve un appuntamento oltre un mese dopo la richiesta.
Le difficoltà aumentano per le altre classi di priorità. Quasi un quinto delle visite classificate come "brevi", da effettuare entro dieci giorni, supera i termini previsti e, nell'1,9% dei casi, l'attesa supera i sei mesi. Per le visite differite, da garantire entro 30 giorni, il 26,7% viene effettuato in ritardo, con l'8,3% che attende oltre sei mesi. Per le visite programmate i tempi sono rispettati nell'85% dei casi, ma il 3,6% dei pazienti aspetta più di 300 giorni.
Anche per gli esami diagnostici il quadro resta complesso. Le maggiori criticità riguardano alcune prestazioni urgenti, come colonscopia, elettromiografia, risonanza magnetica dell'addome e gastroscopia, mentre per la mammografia urgente i tempi vengono rispettati in quasi nove casi su dieci. Più contenute, invece, le attese per le altre classi di priorità.






