La Corte di Cassazione dispone un nuovo processo d’appello per Alessandro Impagnatiello, già condannato all’ergastolo nei primi due gradi di giudizio per il femminicidio di Giulia Tramontano. Il nuovo procedimento, che si celebrerà davanti a un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano, riguarderà esclusivamente il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione, esclusa nel secondo grado.

La decisione dei giudici della prima sezione penale accoglie la richiesta della Procura generale, secondo cui l’omicidio della ventinovenne, incinta al settimo mese, non fu un gesto d’impeto, ma un delitto pianificato. “Quello di Giulia Tramontano fu un agguato organizzato e premeditato”, ha sostenuto in aula il sostituto procuratore generale Elisabetta Ceniccola, evidenziando come gli elementi raccolti delineino “un quadro incompatibile con un’azione improvvisa”.

Il femminicidio risale al 27 maggio 2023, quando la donna fu colpita con 37 coltellate all’interno dell’abitazione che condivideva con il compagno a Senago, nel Milanese. Il corpo venne ritrovato dopo quattro giorni. Impagnatiello ha confessato il delitto ed è stato condannato al carcere a vita, ma in appello era caduta l’aggravante della premeditazione, ora al centro del nuovo giudizio.

Secondo la ricostruzione della Procura generale, l’imputato avrebbe agito con lucidità e consapevolezza, preparando l’azione nei dettagli. Tra gli elementi valorizzati: la scelta preventiva dell’arma, la rimozione del tappeto nell’abitazione e il tempo trascorso tra l’ideazione e l’esecuzione del delitto. “Tra il progetto e l’azione c’è stato tutto il tempo per riflettere”, ha sottolineato Ceniccola.

L’impianto accusatorio sostiene inoltre che l’ex barman avesse pianificato il delitto per mesi, arrivando anche a somministrare alla compagna, a sua insaputa, sostanze velenose dopo ricerche online avviate già dalla fine del 2022. Una tesi però non condivisa dalla Corte d’Appello, secondo cui quelle condotte sarebbero state finalizzate a provocare un aborto, considerato dall’imputato come una soluzione al “problema” della gravidanza, senza un iniziale intento omicida.

Con la sentenza, la Cassazione ha invece confermato il resto dell’impianto accusatorio, rigettando il ricorso della difesa sull’aggravante della crudeltà e sulle attenuanti generiche. Respinta anche la richiesta di accesso alla giustizia riparativa, ritenendo che l’imputato non abbia ancora maturato una reale consapevolezza del proprio gesto.

La decisione è stata accolta con favore dalla famiglia della vittima. “Una decisione che dal punto di vista tecnico va accolta con favore perché l’imputato è un uomo privo di empatia, caratterizzato da un evidente gelo interiore. Ha ucciso per spirito punitivo: nessun impeto, ma una decisione maturata con fredda determinazione”, ha dichiarato l’avvocato Nicodemo Gentile, legale del padre di Giulia. “Una eliminazione lucidamente pianificata della compagna e del bambino che portava in grembo”, ha aggiunto.

Di diverso avviso la difesa, rappresentata dall’avvocata Giulia Gerardini, che ha espresso sorpresa per la decisione della Cassazione: “Non me lo aspettavo e non condivido. Vedremo le motivazioni e torneremo a discutere”.