Si sono svolte oggi, venerdì 10 aprile 2026, a Livorno, le celebrazioni per il 35esimo anniversario della tragedia del Moby Prince disaster, il più grave disastro della marina mercantile italiana del dopoguerra, in cui persero la vita 140 persone. Alla cerimonia, con la deposizione di una corona alla scultura Koningin Juliana in Fortezza Nuova, hanno preso parte istituzioni, rappresentanti delle associazioni dei familiari e delegazioni arrivate da diverse città.

Nel suo intervento, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Pietro Pittalis, ha ribadito la linea del lavoro svolto negli ultimi anni: “Una cosa mi sento oggi ancor di più con forza testimoniare: noi possiamo con granitica certezza escludere che vi possa essere stata qualsivoglia, neanche la più lieve, negligenza da parte dell’equipaggio e del comandate Chessa nelle operazioni di navigazione dall’uscita del porto. E devo dirvi che siamo assolutamente certi che quella sera nella rada del porto di Livorno non vi era alcuna nebbia o alterazione atmosferica che potesse creare dei problemi alla navigazione”.

Pittalis ha poi aggiunto che la Commissione ha lavorato “in silenzio con sobrietà senza clamore mediatico”, portando avanti un’analisi approfondita dei documenti: “Abbiamo in cantiere ancora del lavoro da fare e contiamo entro la fine dell’anno, primi mesi del prossimo, di poter consegnare una relazione definitiva che vi assicuro sarà fondata non su giudizi sommari, non su ricostruzioni suggestive, ma su quanto questa Commissione ha potuto accertare e riscontrare da dati oggettivi”.

E ha concluso sottolineando le criticità ancora emerse:“Sono più le carenze che gli aspetti di buona organizzazione” nei soccorsi, oltre a “molte contraddizioni” e “non ricordo” da parte di soggetti coinvolti, mentre sugli accordi assicurativi restano “molte ombre”.

Anche il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, ha ringraziato la Commissione e sottolineato l’importanza dei prossimi passaggi istituzionali:

“Mi premeva ringraziare anche il presidente Pittalis per le anticipazioni che ci ha dato di un rapporto e del lavoro che è stato portato avanti in questi anni dalla Commissione parlamentare anche perché con grande sincerità, visto l’approssimarsi della fine della legislatura, a questo rapporto noi ci teniamo e vogliamo che arrivi nei tempi giusti per non trovarsi di nuovo lì in mezzo al guado come è successo la scorsa volta”.

Il sindaco ha poi evidenziato la necessità di un rinnovamento nell’impegno collettivo: “Dobbiamo avere anche il coraggio di cambiare, perché cambiando forse si dà nuova forza nuova linfa alla nostra attenzione e alla nostra volontà di tenere gli occhi puntati su quello che è successo in quella notte”.

Apprezzamento anche per il percorso delle associazioni dei familiari: “E per cambiare io apprezzo moltissimo la scelta delle due associazioni di diventare una unica associazione… è una scelta eccezionale, fondamentale”.

Nel corso della cerimonia è arrivato anche il messaggio della Regione autonoma della Sardegna, rappresentata dall’assessora ai Trasporti Barbara Manca, in delega della presidente Alessandra Todde.

L’assessora ha dichiarato: “È un dovere delle istituzioni e della società civile ricordare quello che è stato il più grande disastro marittimo della marina mercantile italiana dal dopoguerra a oggi. Onorare la memoria delle 140 vittime, tra cui anche decine di cittadini sardi, significa rispettare la storia e stringersi intorno alle famiglie che da tantissimi anni si battono per accertare la verità di quanto avvenne quella notte”.

Infine, le associazioni dei familiari hanno ribadito la volontà di proseguire il loro impegno, anche attraverso un percorso di unificazione, per rafforzare la battaglia comune per la verità e per mantenere viva la memoria delle vittime, a 35 anni da quella notte del 10 aprile 1991.

Associazioni familiari: Non vogliamo verità di comodo"

"Guardiamo con attenzione al lavoro della commissione parlamentare d'inchiesta guidata dall'on.Pietro Pittalis. Dopo il lavoro delle prime due commissioni che hanno ribaltato le verità processuali, attendiamo che questa commissione riesca a percorrere l'ultimo miglio. Noi non vogliamo una verità di comodo". Lo hanno detto i presidenti delle associazioni dei familiari delle vittime della Moby Prince, Luchino Chessa (Associazione 10 Aprile-Familiari vittime Moby Prince) e Nicola Rosetti (Associazione 140) nella sala del consiglio comunale di Livorno per le inizitive per il 35/o anniversario della strage.

Le due associazioni hanno anche reso noto di volersi unire. "Per molti anni la battaglia per la verità e la giustizia - ha detto Rosetti - è stata portata avanti dalle due associazioni con determinazione e con l'obiettivo di non far calare il silenzio, guidate per anni da due grandi combattenti, Angelo Chessa e Loris Rispoli. Pensando a loro oggi abbiamo deciso di unire le nostre forze dando vita ad un'unica associazione. È una scelta di unità che facciamo consapevoli che spesso le divisioni hanno fatto il gioco di chi vuole che il silenzio copra questa vicenda. Una associazione come uno è lo scopo di noi familiari: avere verità", "per Angelo e Loris e per tutti i familiari che nel frattempo sono andati via. Per la città di Livorno. E per la dignità della nostra Repubblica": "35 anni di attesa sono già troppi". "Non possiamo permetterci - hanno anche detto - il silenzio sulla strage", il rischio "sarebbe quello di spingere lentamente questa tragedia ai margini della memoria pubblica".

"Sempre per onorare la memoria delle 140 vittime rientrano le iniziative che molte amministrazioni comunali in tutta Italia hanno preso, come quella di intitolare strade e piazze alle vittime del Moby Prince - ha aggiunto Chessa -. Sarebbe bello che anche Livorno avesse una strada, centrale e frequentata, che facesse memoria di coloro che persero la vita quella tragica notte. Sarebbe anche un modo per tenere viva la memoria tutti i giorni dell'anno".