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Avevano attaccato Liliana Segre sui social con insulti violenti e accuse gravissime, arrivando a definirla “nazista”. Oggi, davanti al Tribunale di Milano, hanno chiesto scusa. Otto hater della senatrice a vita sono comparsi nell’udienza predibattimentale nell’ambito del processo nato dall’inchiesta del 2025 per diffamazione aggravata dall’odio razziale.
In aula gli imputati hanno manifestato l’intenzione di risarcire il danno, spiegando di aver già versato somme alla Fondazione Memoriale della Shoah e proponendo ulteriori risarcimenti fino a 2.000 euro o, in alternativa, lo svolgimento di lavori di pubblica utilità.
Tre degli imputati sono usciti dal procedimento dopo il ritiro della querela. Tra i restanti, uno ha chiesto l’accesso al rito abbreviato – che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna – mentre cinque hanno presentato istanza per la messa alla prova, proponendo percorsi riparativi per chiudere il procedimento.
La giudice Francesca Ghezzi ha fissato la prossima udienza al 9 aprile: entro quella data gli imputati dovranno dimostrare di aver effettuato i versamenti, presentato formali lettere di scuse e individuato enti presso cui svolgere i lavori di pubblica utilità. A uno di loro, che aveva indicato come possibile sede un collettivo politicamente connotato, la giudice ha chiesto di scegliere un’associazione neutra, come la Caritas.
Le somme di risarcimento saranno commisurate alle condizioni economiche dei singoli imputati. Uno degli hater, tramite il proprio avvocato, ha dichiarato di non poter versare importi elevati perché vive con una pensione di invalidità di circa 2.500 euro annui e risiede con la madre.
Il procedimento rientra in un’inchiesta più ampia che ha coinvolto complessivamente 86 profili social, in larga parte riconducibili ad ambienti No vax e pro-Palestina. Nell’aprile 2025 il gip Alberto Carboni aveva disposto l’identificazione degli autori degli insulti online rivolti alla senatrice a vita, sottolineando come “accusare di nazismo una sopravvissuta ai campi di sterminio rappresenti uno sfregio alla verità e un’offesa infamante alla reputazione di chi ha dedicato la propria vita a testimoniare gli orrori del regime e a coltivare la memoria dell’Olocausto”.









