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La dinamica dei salari difficilmente registrerà un’accelerazione significativa nel 2026, nonostante l’aumento dell’inflazione legato alle tensioni internazionali. È quanto emerge dal bollettino economico della Banca d’Italia, che sottolinea come il numero limitato di contratti da rinnovare renda improbabile un recupero marcato delle retribuzioni. "Data la quota molto ridotta di contratti in attesa di rinnovo, appare al momento improbabile un marcato rialzo delle retribuzioni nel 2026 per recuperare l'aumento dell'inflazione generato dal conflitto".
L’istituto ricorda inoltre che "il sistema di contrattazione collettiva vigente non preveda in genere clausole automatiche di indicizzazione delle retribuzioni all'inflazione", con eventuali adeguamenti basati su indici che escludono i beni energetici importati.
Le prospettive economiche restano condizionate dalla guerra in Medio Oriente, che incide su consumi, credito e crescita. Per il 2026 è previsto un aumento del Pil dello 0,5%, che potrebbe azzerarsi in caso di scenario sfavorevole legato a prezzi energetici elevati. Nei primi mesi dell’anno, il rincaro dei costi e l’incertezza hanno già frenato la spesa delle famiglie, mentre le banche potrebbero diventare più prudenti nell’erogazione dei prestiti.
Sul fronte prezzi, l’inflazione è stimata al 2,6% nel 2026, con possibili rialzi più consistenti in caso di energia cara a lungo. I rincari hanno già inciso sui carburanti, mentre non hanno ancora toccato le tariffe di luce e gas.
Bankitalia segnala anche rischi per l’export, soprattutto nei settori energivori, e per gli scambi con i Paesi del Golfo, sempre più rilevanti per l’Italia. Intanto, nel primo trimestre la crescita resta positiva ma rallenta, sostenuta dai servizi e anche dall’effetto dei Giochi olimpici invernali, mentre la produzione industriale torna a calare sotto la pressione dei costi energetici.






