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In Italia è stato individuato il primo caso umano di influenza aviaria.
Come scrive la giornalista Manuela Correra su ANSA, si tratta di un uomo proveniente dall'Africa infettato dal ceppo a bassa patogenicità H9N2 del virus. I contatti con il paziente sarebbero risultati negativi, confermando l'assenza di trasmissione interumana per i virus aviari, quindi l'epidemiologo Gianni Rezza assicura che non vi sia motivo di allarme nel Paese. Il ministero della Salute continua comunque a monitorare attentamente la situazione, poiché il rischio principale è legato alla possibilità di trasmissione interumana dei virus aviari, che potrebbe scatenare epidemie.
La Regione Lombardia, sempre come riporta la collega, ha segnalato al ministero della Salute un caso di infezione da virus influenzale A(H9N2) aviario a bassa patogenicità, riscontrato in una persona vulnerabile con altre patologie, proveniente da un paese extraeuropeo dove è avvenuta l'infezione e attualmente ricoverata. Questo rappresenta il primo caso umano del ceppo H9N2 di influenza aviaria rilevato in Europa. Negli anni passati, sempre come è scritto nell'articolo di Correra, sono stati segnalati casi umani dovuti al ceppo più aggressivo H5N1, sebbene rari, in Inghilterra, Spagna, Turchia, Asia e Africa, con un elevato tasso di mortalità. Complessivamente, si contano circa mille contagi da H5N1 a livello globale dagli anni 2000, principalmente tramite esposizione diretta al pollame infetto o a materiali contaminati.
La macchina dei controlli si è comunque attivata subito in Italia e il Ministero della Salute ha immediatamente attivato il coordinamento con la Regione Lombardia, l'Istituto Superiore di Sanità e il gruppo degli esperti di laboratorio di riferimento nazionale e ha garantito il raccordo e l'aggiornamento degli organismi internazionali competenti.
"Attualmente non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata", afferma il dicastero. Rassicurazioni anche dall'epidemiologo Rezza: "Non c'è alcun allarme in Italia: H9N2 è un virus a bassa patogenicità negli uccelli e sembra avere una virulenza non particolarmente elevata nell'uomo, sicuramente di gran lunga inferiore a quella di H5N1 o H7N9. Dal 2000 sono stati diagnosticati oltre 170 casi umani del ceppo H9N2 ma la trasmissione interumana non è sinora mai stata identificata, anche per questo non preoccupa l'identificazione di un caso importato nel nostro Paese".
Tuttavia, è evidenziato nell'articolo su ANSA, non bisogna abbassare la guardia: "Quest'episodio è comunque importante perché ci ricorda come siano numerosi i virus, d'origine aviaria o anche suina, che possono fare il salto di specie e avere quindi un potenziale pandemico - chiarisce Rezza - per cui è necessario migliorare i sistemi di sorveglianza nei paesi poveri e mettere a punto farmaci o vaccini in grado di fare fronte a un'eventuale emergenza".
Sempre come riportato dalla giornalista, nel caso del ceppo H9N2 comunque, conferma Calogero Terregino, direttore del Centro di referenza nazionale ed europeo per l'influenza aviaria presso l'istituto Zooprofilattico delle Venezie, "nella grandissima maggioranza dei casi umani si tratta di infezioni asintomatiche oppure di sindromi simil-influenzali".
Il paziente identificato in Lombardia, precisa, "non è un caso italiano, ma di importazione. È una persona che si è infettata entrando in contatto con materiale contaminato o con uccelli infetti nel suo Paese di origine, in Africa. In quei contesti si registrano anche casi umani perché circolano genotipi particolari che non abbiamo in Europa. Questo significa che non c'è un rischio per la popolazione italiana di infettarsi attraverso il pollame con questi virus". Determinante, conclude, è anche il fatto che le persone che hanno avuto contatti con il paziente - sanitari, familiari e i passeggeri dello stesso volo aereo dall'Africa - "sono state rintracciate, testate e tutte sono risultate negative".






