PHOTO
“Era ora che anche Dante fosse celebrato come una divinità”, ebbe a dichiarare, in occasione della prima edizione del 2020, dai microfoni della Rai, il professor Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca.
“Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia”, furono le parole, nella stessa circostanza, di Dario Franceschini, l’allora ministro dei Beni Culturali.
Dunque, è dal 25 marzo del 2020 che lo Stato italiano ha dedicato a Dante Alighieri un giorno del calendario, il Dantedì, che oltre a essere un’occasione istituzionale per iniziative di merito in tutto il territorio nazionale, è un po’ anche l’onomastico di tutti coloro che portano il suo nome, “orfani” fino ad allora, verrebbe dire, di un proprio santo protettore.
Ed è a proposito di protezione e di tutela, che anche nel mondo letterario la figura di Dante Alighieri si staglia come l’astro di riferimento della letteratura e della geografia poetica del nostro Paese, ma non solo. Il Sommo Poeta è l’Italiano più letto al mondo. Che orgoglio, che fierezza!
Protezione e tutela, ma anche speranza. Ed è proprio in questa prospettiva, che, considerati i tempi che oggi stiamo vivendo, gravati da lutti per le guerre spregiudicate e irresponsabili, dovremmo tenerci stretto, come un talismano, il celebre verso – l’amor che move il sole e l’altre stelle - con cui il Sommo Poeta termina la Divina Commedia e offre all’Uomo un pertugio di luce e di fede, perché proprio attraversando il dolore egli ci indica che esiste sempre un cammino e che l’amore resta la forza capace di orientarlo.






