I Carabinieri hanno individuato e catturato Elia Del Grande, 50 anni, a Varano Borghi, Varese. Era fuggito il giorno di Pasqua dalla sua residenza-lavoro ad Alba, Cuneo, durante un permesso. Tentando di sfuggire ai controlli dei militari a bordo di una Fiat 500 rubata dal cimitero di Lentate, Sesto Calende, è stato fermato e arrestato. La Procura di Varese ha ordinato il suo trasferimento in carcere.

Del Grande, noto come l'autore della 'strage dei fornai' per aver ucciso padre, madre e fratello nel gennaio 1998, è stato avvistato lungo la SP 18 a Varano Borghi, in provincia di Varese, non distante da Cadrezzate, il suo paese natale. Viaggiava a bordo di una Fiat 500 rubata e ha cercato di sfuggire al controllo fermandosi su una strada privata.

Durante l'arresto, un carabiniere della compagnia di Gallarate è rimasto ferito nel momento in cui si era avvicinato al lato del guidatore per chiedere a Del Grande di scendere dall'auto e consegnare le chiavi.

Il giorno di Pasqua, domenica 5 aprile 2026, Del Grande non aveva fatto rientro nella casa-lavoro di Alba, in provincia di Cuneo, dove stava scontando una misura di sicurezza, facendo scattare l’allarme e l’avvio immediato delle ricerche su scala nazionale.

Secondo quanto ricostruito, Del Grande era uscito dalla struttura grazie a un permesso. La sua assenza è stata segnalata nella giornata di domenica, dando il via a un’imponente operazione coordinata dalle forze dell’ordine, che dal Piemonte si è rapidamente estesa anche ad altre regioni del Nord e del Centro Italia.

Non si tratta del primo episodio. Già lo scorso autunno, infatti, Del Grande si era allontanato da una casa-lavoro nel Modenese, dando vita a una latitanza durata diverse settimane. In quell’occasione era stato rintracciato e arrestato a Cadrezzate, nel Varesotto, suo paese d’origine, dove conosce bene il territorio. Durante la fuga si era nascosto muovendosi soprattutto di notte, arrivando anche a spostarsi sul lago a bordo di un pedalò per evitare i controlli.

Dopo aver scontato oltre 25 anni di carcere, era stato ammesso a un regime di libertà vigilata, ma ritenuto ancora socialmente pericoloso dai giudici. Da qui la decisione di applicare la misura di sicurezza della casa-lavoro, prima in Emilia-Romagna e successivamente in Piemonte. Proprio ad Alba stava trascorrendo un periodo di sei mesi, in attesa della rivalutazione della sua pericolosità sociale da parte del magistrato di sorveglianza.