È nuovamente irreperibile Elia Del Grande, 50 anni, già condannato per il triplice omicidio passato alla cronaca come la “strage dei fornai”. L’uomo non ha fatto rientro nella casa-lavoro di Alba, in provincia di Cuneo, dove stava scontando una misura di sicurezza, facendo scattare l’allarme e l’avvio immediato delle ricerche su scala nazionale.

Secondo quanto ricostruito, Del Grande era uscito dalla struttura nei giorni di Pasqua grazie a un permesso, ma non è più tornato. La sua assenza è stata segnalata nella giornata di domenica, dando il via a un’imponente operazione coordinata dalle forze dell’ordine, che dal Piemonte si è rapidamente estesa anche ad altre regioni del Nord e del Centro Italia.

Non si tratta del primo episodio. Già lo scorso autunno, infatti, Del Grande si era allontanato da una casa-lavoro nel Modenese, dando vita a una latitanza durata diverse settimane. In quell’occasione era stato rintracciato e arrestato a Cadrezzate, nel Varesotto, suo paese d’origine, dove conosce bene il territorio. Durante la fuga si era nascosto muovendosi soprattutto di notte, arrivando anche a spostarsi sul lago a bordo di un pedalò per evitare i controlli.

Il nome di Del Grande è legato a uno dei fatti di cronaca più gravi degli anni Novanta. Il 7 gennaio 1998, quando aveva 22 anni, uccise a colpi di fucile il padre, la madre e il fratello nella loro abitazione di Cadrezzate. Alla base del gesto, secondo quanto emerso nei processi, vi erano contrasti familiari legati alla sua relazione sentimentale, osteggiata dai parenti. Per quel triplice omicidio fu condannato all’ergastolo, pena poi ridotta a 30 anni in appello per il riconoscimento della semi infermità mentale.

Dopo aver scontato oltre 25 anni di carcere, era stato ammesso a un regime di libertà vigilata, ma ritenuto ancora socialmente pericoloso dai giudici. Da qui la decisione di applicare la misura di sicurezza della casa-lavoro, prima in Emilia-Romagna e successivamente in Piemonte. Proprio ad Alba stava trascorrendo un periodo di sei mesi, in attesa della rivalutazione della sua pericolosità sociale da parte del magistrato di sorveglianza.