Un nuovo reato per la partecipazione violenta alle manifestazioni, il principio del “chi rompe paga” e l’estensione ai minori del fermo preventivo in determinate circostanze. Il governo vara la stretta sulla sicurezza dopo i disordini del fine settimana a Milano, con l’obiettivo di impedire che episodi simili si ripetano. La premier Giorgia Meloni parla di una risposta «ferma» a scene «inaccettabili», soprattutto per il coinvolgimento di molti giovanissimi.

Il provvedimento arriva dopo un confronto serrato, anche con il Quirinale. Non passa invece la proposta di attribuire funzioni di polizia giudiziaria ai militari impegnati nell’operazione Strade sicure. A Milano saranno comunque inviati altri 500 militari.

Resta aperto il dibattito sulle cause dei disordini. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto, i fatti potrebbero essere legati a una «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini esclude una regia, anche russa. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi invita però a non «sottovalutare» gli elementi emersi: i primi rilievi, spiega, escluderebbero collegamenti strutturati con realtà antagonistiche, ma gli approfondimenti proseguiranno per chiarire eventuali organizzazioni dietro le azioni.

Meloni mette in guardia dal rischio che le violenze diventino un modello da imitare, distinguendo chi aggredisce e devasta da chi manifesta pacificamente per rivendicare risposte, come nel caso dell’Ilva e dell’autotrasporto. «Lo Stato che dice no alle violenze è lo stesso Stato che ascolta chi protesta», afferma. La premier critica inoltre la pubblicizzazione dell’assistenza legale gratuita per gli autori delle devastazioni e ribadisce che, se a provocare i danni è un minorenne, «pagano i suoi genitori».