È finita nella mattinata del 18 ottobre, la fuga di Pietro Antonio Tolu, il latitante di Orune ricercato dal mese di febbraio e accusato di aver supportato la fuga di Marco Raduano, il boss della Mafia del Gargano evaso dal carcere nuorese di Badu 'e Carros nel 2023.

FINE DELLA LATITANZA

Tolu si è consegnato nella notte fra il 17 e il 18 ottobre ai carabinieri del Nucleo Operativo del Comando provinciale di Nuoro. L'uomo si era dato alla macchia il 10 febbraio, subito dopo la sentenza della Corte di Cassazione che lo aveva condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione e a pagare una multa di 15mila euro per una vecchia indagine in merito a reati legati al traffico di stupefacenti.

Lo stato di latitanza era stato formalizzato a inizio luglio. Le ricerche, coordinate dal Comando provinciale nuorese e portate avanti dai carabinieri della Compagnia di Bitti, si erano intensificate nel corso dell'estate, quando gli inquirenti avevano avviato accertamenti anche all'estero nella speranza di rintracciare il fuggitivo.

La notte del 18 ottobre, Pietro Antonio Tolu si è consegnato spontaneamente ai militari nelle campagne di Marreri, fra Orune e Nuoro e, una volta identificato, è stato trasferito nella casa circondariale di Badu ’e Carros.

IL COINVOLGIMENTO NEL CASO RADUANO

Tolu è accusato insieme a numerose altre persone di aver fatto parte della fitta rete di fiancheggiatori che avrebbe favorito la fuga e la successiva latitanza di Marco Raduano, il boss foggiano, esponente della mala garganica, evaso dal carcere di Badu ’e Carros nel febbraio 2023. Raduano venne poi rintracciato a Bastia, in Corsica, nel febbraio del 2024 e oggi è divenuto collaboratore di giustizia.

Secondo quanto emerso, il boss, subito dopo l'evasione, avrebbe potuto contare sulla disponibilità di telefoni criptati e denaro contante, oltre che una rete di supporto alla sua permanenza nel territorio nuorese (in particolare nelle campagne di Bitti e Padru), prima della fuga in Corsica.