Quando sono andato io... il sangue c’era”. È una delle frasi che più colpiscono nelle 310 pagine dell’informativa dei carabinieri di Milano sul delitto di Chiara Poggi, oggi tornato al centro dell’attenzione investigativa. Parole attribuite ad Andrea Sempio e captate da una cimice installata nella sua auto, considerate dagli investigatori tra gli elementi più delicati della nuova indagine.

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, il 38enne avrebbe pronunciato quella frase il 13 maggio dello scorso anno, parlando anche delle tracce ematiche presenti sulla scena del crimine e del comportamento di Alberto Stasi dopo il ritrovamento del corpo della fidanzata. Il difensore di Sempio, Liborio Cataliotti, sostiene però che il passaggio sia stato estrapolato dal contesto e che si trattasse della rilettura di verbali e dichiarazioni rese da Stasi agli investigatori.

L’informativa ripercorre le anomalie della prima indagine della Procura di Pavia, oggi finite al centro di un fascicolo per corruzione aperto a Brescia, e mette a confronto gli esiti dell’inchiesta del 2007 con i nuovi accertamenti. Tra gli elementi raccolti ci sono intercettazioni, chat, messaggi WhatsApp, appunti personali, consulenze tecniche e analisi sulle macchie di sangue e sull’autopsia.

Per gli investigatori si tratterebbe di “elementi fortemente indiziari, univoci e concordanti” a carico di Sempio. Dopo il capitolo sulla revisione del processo Stasi, ora potrebbe profilarsi una richiesta di rinvio a giudizio.