Su oltre 60.000 sedi scolastiche monitorate, solo il 7,42% (pari a 4.457) sarebbe dotato di impianti di climatizzazione o ventilazione, con un aumento di 490 sedi rispetto alla rilevazione precedente. Questo significa che oltre il 90% degli istituti (e, più o meno, dei maturandi) si è trovato ad affrontare le prove degli esami di maturità senza alcun sollievo rispetto al caldo feroce di questi giorni. Un deficit, questo, che colpirebbe duramente gran parte del Paese, in particolar modo regioni come l’Emilia-Romagna (ferma al 9,5%) e il Veneto (11,03%). Solo le Marche sembrano una virtuosa scialuppa di salvataggio, grazie al loro 30,23% di istituti climatizzati.

I dati sono del portale Skuola.net sulla base di numeri dell’Osservatorio Civico sulla Sicurezza a Scuola di Cittadinanzattiva. Nelle aule d’esame in questi giorni molti studenti hanno portato mini-ventilatori portatili a batteria o ventagli, in quanto non ci sono divieti che ne impediscano l’introduzione. Lo stesso ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, alla vigilia dell’inizio degli esami, ha affermato: “si portavano già quando facevo io la maturità, quindi sicuramente si possono portare”.

Sul tema interviene anche il presidente nazionale di Dirigentiscuola, Attilio Fratta, che sottolinea come il problema sia ormai strutturale: “Il buon apprendimento passa anche da condizioni di benessere psicofisico: l’ondata di calore che sta invadendo l’Italia è sotto gli occhi di tutti, e le condizioni in cui si stanno affrontando le prove di Maturità in diversi Istituti sono insostenibili. Serve urgentemente un piano per munire le scuole di impianti di climatizzazione, e non parlo soltanto degli istituti superiori: i medesimi problemi si avvertono ovunque, a partire dall’infanzia che prosegue fino a fine giugno. Gli stessi operatori scolastici, dai dirigenti ai docenti al personale Ata, sono spesso costretti a lavorare in condizioni non accettabili: gli uffici, fra l’altro, restano aperti anche tutta l’estate”.

Sulla stessa linea anche Antonello Giannelli, presidente nazionale dei presidi di Anp: “L’ondata di calore che sta interessando gran parte del Paese sta creando condizioni di forte disagio per studenti, commissari e personale scolastico impegnati negli esami”, afferma. "In numerosi istituti le temperature nelle aule superano livelli che rendono difficile mantenere la necessaria concentrazione e garantire il benessere psicofisico di tutti i partecipanti". “L’emergenza climatica non può più essere considerata un evento episodico”, commenta Giannelli. “È necessario avviare una riflessione strutturale sull’edilizia scolastica e sulle modalità organizzative degli esami di maturità, affinché il diritto allo studio e il diritto alla salute siano sempre garantiti. Mi riferisco sia al modo di intendere gli ambienti scolastici e didattici con l’introduzione di sistemi modulabili che, per quanto riguarda l’edilizia, a un migliore efficientamento energetico. E una maggiore flessibilità sul numero di candidati da esaminare ogni giorno”, precisa Giannelli. In questo quadro, l’efficientamento energetico degli edifici scolastici e il progressivo ricorso a fonti di energia pulita non sono opzioni rinviabili: rappresentano al tempo stesso una risposta concreta al disagio termico e un investimento di lungo periodo sulla sostenibilità del sistema. Le risorse già disponibili - a partire da quelle del Pnrr - e quelle future devono essere orientate con priorità verso questo obiettivo". “Nel frattempo - conclude il presidente di Anp - possiamo suggerire qualche accorgimento per consentire uno svolgimento delle prove quanto più possibile in condizioni di sicurezza: anticipare l’orario delle prove orali alle prime ore del mattino, utilizzare — ove disponibili — locali climatizzati diversi dalle aule ordinarie e assicurare la fornitura di acqua a tutti i presenti.”

Secondo i calcoli del professor Romano Pesavento, del Coordinamento docenti diritti umani, è stimabile un investimento medio di 100.000 euro per edificio che comprenda impianti di climatizzazione, adeguamento delle reti elettriche, schermature solari, interventi di efficientamento energetico, installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria. L’investimento complessivo - dato che ne è privo circa il 90% delle scuole - ammonterebbe a circa 3,7 miliardi di euro che se distribuiti nell’arco di cinque anni, attraverso uno stanziamento medio di 740 milioni di euro annui, “sarebbe sostenibile nell’ambito della programmazione nazionale ed europea destinata all’edilizia scolastica, alla transizione ecologica e alla riduzione delle emissioni”, conclude Pesavento.

A raccontare il disagio quotidiano sono anche docenti e studenti, attraverso testimonianze raccolte online. Dal post di Christian Raimo, docente di storia e filosofia e scrittore, emergono diverse situazioni critiche: “Ragazzi che si sentono male per il caldo, professori che, armati di bastoni improvvisati, forzano l’apertura di finestre per consentire a tutti di respirare, personale scolastico che porta ventilatori a scuola da casa”.

Nei commenti si moltiplicano le segnalazioni: “Esami alla secondaria di primo grado: caldo insostenibile, non ci sarebbero delle temperature minime e massime al di là delle quali, non è sicuro lavorare? Noi abbiamo fatto sessioni da 12 ore, si torna a casa consumati, gambe e mani gonfie, testa pesante, quando non direttamente emicrania. Condizioni da terzo mondo, alla faccia dei 3 mesi di vacanza degli insegnanti”, scrive Roberta, docente di una scuola media.

Un’altra insegnante racconta: “Io mi porto dietro liquirizia e bustine di zucchero. Finirò i primi di luglio. Solidarietà ai colleghi e agli studenti impegnati fino a luglio inoltrato, specie in strutture non adeguate”. E ancora: “Mio nipote che ha chiuso in fretta la versione di Latino pur di uscire perché si stava sentendo male”, aggiunge Sabrina.

Lo stesso Christian Raimo commenta infine: “Gli esami di maturità vanno completamente ripensati alla luce del cambiamento climatico, o come scrive ieri Liberation va politicizzata la canicola”.