Orani si prepara a vivere uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: il Carrasecare de Orane, in programma sabato 21 febbraio 2026. Un evento che non è soltanto una sfilata di maschere, ma un racconto collettivo che attraversa storia, artigianato e tradizione, nel cuore della Barbagia.

A 500 metri d’altitudine, circondata da colline verdi, Orani è un paese che ha fatto dell’arte e dell’identità la propria cifra distintiva. Patria di Costantino Nivola, Mario Delitala e dello scrittore Salvatore Niffoi, Premio Campiello 2006, ma anche dello stilista Paolo Modolo, maestro del velluto che portò il nome di Orani da Cagliari a Firenze, da Milano a Londra fino al Giappone, il centro barbaricino custodisce una tradizione artigiana che spazia dal sughero al velluto, dal ferro battuto all’orbace, confermandosi luogo in cui cultura e ritualità si intrecciano da secoli.

Il grande protagonista: Su Bundhu

Figura centrale del Carnevale di Orani è Su Bundhu, creatura antropo-bovina che incarna la simbiosi tra uomo e animale. La maschera, realizzata interamente in sughero, presenta tratti marcati: naso prominente, baffi bianchi, doppio mento e corna bovine fissate sulla fronte. Nella versione tradizionale il volto è tinto di rosso, mentre baffi e corna sono bianchi; in alcune rivisitazioni moderne il sughero resta al naturale, intagliato per evidenziare i lineamenti.

Su Bundhu indossa su saccu, mantello in orbace derivato dalla tradizione agro-pastorale barbaricina, e impugna su trivutzu, il tridente in legno ricavato da un unico ramo di albero. Con gesti rituali e grandi grida, i Bundos mimano la semina, bacchettano simbolicamente i piedi dei passanti invitandoli alla danza e gettano grano tra la folla in segno di fertilità e buon auspicio.

Un rito propiziatorio che affonda le radici nel mondo contadino e che ogni anno si rinnova, a partire dal dal giorno di Sant’Antonio Abate, quando i "Bundos" visitano i tradizionali fuochi e ricevono in dono su pistiddu, dolce tipico della festività. 

Il programma del 21 febbraio

L'evento di sabato 21 febbraio, organizzato dal Comune in collaborazione con la Pro loco, il gruppo Su Bundhu, l'associazione Anderas Sardegna e grazie al sostegno della Regione Sardegna, sarà articolato in due momenti principali.

La mattina, dalle 9:30 alle 12:00, si terrà la dimostrazione della lavorazione della maschera de Su Bundhu a cura degli artigiani Peppino Zichi e Mario Morittu, occasione preziosa per scoprire da vicino la manualità e il sapere che si celano dietro uno dei simboli identitari del paese. I visitatori che sceglieranno di visitare il Museo Nivola potranno usufruire del biglietto ridotto, in un dialogo ideale tra arte contemporanea e tradizione popolare.

Nel pomeriggio, alle 16:00, partirà dal campetto di Urreddu la grande sfilata che attraverserà il paese. Parteciperanno: Mamuthones e Issohadores Atzeni-Beccoi di Mamoiada, Boes e Merdules di Ottana, Sos Corriolos di Neoneli, S’Urtzu e Sos Bardianos di Ula Tirso, Mamutzones di Samugheo, Urthos e Buttudos di Fonni, Tumbarinos Pro Loco di Gavoi, Su Maimulu di Gairo, Sogni in Maschera di Civitavecchia, oltre naturalmente a Su Bundhu di Orani con l’antico carro a buoi di Mario Manconi.

A presentare l’evento sarà Giuliano Marongiu, mentre a seguire sono previsti balli in piazza con Novos Sonos.

Orani. Un paese tra arte e memoria

Orani non è soltanto scenario della sfilata. È un centro che custodisce domus de janas, dolmen, menhir e complessi nuragici come il Nurdole, una torre centrale si erge a 700 metri d’altezza, racchiusa da un bastione con quattro torri. Le chiese e i santuari, tra cui Nostra Signora di Gonare, meta di pellegrinaggi secolari, testimoniano una profonda tradizione religiosa.

Il Museo Nivola, la Collezione Delitala nell’ex convento francescano, le botteghe artigiane e le creazioni sartoriali che hanno portato il nome di Orani nel mondo, contribuiscono a definire l’identità di un paese che unisce storia, arte e vita comunitaria.

Il Carrasecare de Orane si inserisce in questo contesto come espressione autentica di un paese che ha voglia di raccontarsi, di farsi vedere, di affermare con orgoglio la propria identità e la propria esistenza.