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Ci sono stagioni che si ricordano per una salvezza, una classifica, un gol. E poi ce ne sono altre che lasciano qualcosa di meno misurabile, ma molto più profondo.
Al Cagliari, di questa stagione, resterà soprattutto il volto di Leonardo Pavoletti.
Non solo i numeri, 231 partite e 52 reti in rossoblù, ma quel modo di stare dentro una maglia, dentro una città. Le diverse operazioni, le cadute, i ritorni, il gol al Bari diventato storia e quell’ostinazione quasi romantica che, oggi, nel calcio moderno sembra appartenere a un’altra epoca.
L’ultima immagine all’Unipol Domus (Cagliari -Torino) è stata quella di un attaccante entrato in campo con i figli, con la mano sul cuore davanti a uno stadio intero in piedi per applaudirlo. In Curva Sud uno striscione semplice: “L’uomo prima del calciatore, grazie Pavo”.
Forse è proprio questo il punto.
Il Cagliari di quest’anno verrà ricordato non per un campionato straordinario, ma forse per aver salutato uno degli ultimi giocatori capaci di creare un legame vero con una città e con un popolo.
"Dopo tanti anni, dopo tante battaglie siamo giunti al termine", ha detto Pavoletti nel podcast ufficiale del club. Quando arrivò in Sardegna, nell’estate del 2017, pensava di trovare “un posto tranquillo, solo case al mare”, ha raccontato. Non conosceva ancora il peso della maglia del Cagliari né l’amore viscerale di una città per il calcio. "All'aeroporto un’accoglienza incredibile, quei tifosi erano lì per me. Non ero a conoscenza che ero l'acquisto più oneroso della storia del Cagliari. C’erano diverse cose che ancora mi sfuggivano”.
Da allora è diventato simbolo di sacrificio, di appartenenza, di resilienza. Uno che ha saputo rialzarsi più e più volte. Uno che non ha mai nascosto le fragilità ed è stato sempre sincero. Uno che, forse più di altri, ha capito davvero cosa significhi essere adottati dalla Sardegna.
"Il mio desiderio più grande era concludere con una partita e magari con un gol. Poi, naturalmente, tra i sogni e la realtà ci passa il mare e quindi mi ritrovo con un ginocchio operato e la stagione finita. Arrivo a questo saluto nel mio stadio, perché quando l’hanno inaugurato nella prima partita c’ero", ha confidato nel corso dell'intervista nel podcast ufficiale del club.
"Tutto quello che è arrivato l'ho conquistato con tanto sacrificio. Arrivo alla conclusione di questi nove anni a Cagliari sapendo di avere dato davvero tutto, sia a livello mentale che fisico".
Cosa c'è nel futuro di Pavoletti?
“Ora mi godrò l’estate con la famiglia, inizierò a capire quello che di buono ho fatto e quello che ho sbagliato. Mi prendo una piccola pausa per capire il mio percorso e comprendere cosa fare: chi vivrà vedrà”. Finito il calcio giocato nel Cagliari, dunque, ma i tifosi si augurano un ruolo nella dirigenza del Cagliari. Intanto, si parla anche del fatto che Pavoletti, 37 anni, possa chiudere la sua carriere nella squadra della sua città: il Livorno. "Giocare col Livorno? È una bella domanda, mi sono operato da poco. Devo rimettermi in sesto, ho qualche mese davanti per lavorare serenamente", ha detto ai microfoni di Dazn.




Foto di Fabio Murru





