La Sardegna porta anche quest’anno a Tourisma il suo grande patrimonio culturale, fatto di beni materiali e beni immateriali che ci rendono unici agli occhi del mondo. La Regione, insieme ad altre istituzioni e alla società civile, ha il compito di preservare questi beni, valorizzarli, prendersene cura a vantaggio delle comunità odierne, per affidarlo poi in un buono stato di salute alle generazioni future”.

Sono le parole dell’assessora regionale della Cultura, Ilaria Portas, durante il suo intervento al Salone Archeologia e Turismo Culturale che si è aperto oggi al Palazzo dei Congressi di Firenze. L’assessora ha ricordato il traguardo ottenuto lo scorso luglio 2025 quando le Domus de Janas sono state inserite dal Competente Comitato di Parigi nelle Liste Unesco del Patrimonio Mondiale.

“Come Regione abbiamo sostenuto l’iniziativa e il progetto della candidatura fin dalla prima proposta avanzata da parte del CESIM: abbiamo lavorato insieme con impegno per facilitare l’iter dell’operazione e per ciò che concerne i costi - ha spiegato Portas -. Attualmente stiamo partecipando anche alla fase di costruzione della Governance del sito seriale, la sua fase di completamento è prevista entro al fine di questo anno 2026. Il nostro orgoglio è doppio se pensiamo che non solo la Sardegna vanta dal 1997 un altro sito Unesco, “Su Nuraxi” di Barumini, ma il valore universale dato al sito seriale “La tradizione funeraria nella Sardegna: le domus de janas” rappresenta un importante traguardo non solo per la nostra isola, ma per tutta l’Italia che, a oggi, può vantare 61 siti Unesco. La Sardegna inoltre ha tra le liste Unesco dei beni immateriali anche “Il canto a tenore (2008)” e “La Faradda de Li Candareri di Sassari (2013)”, nel 2017 invece è stato riconosciuto patrimonio ambientale il Parco di Tepilora che comprende i comuni di Bitti, Lodè, Torpè e Posada.

"Le domus de janas - ha detto ancora - evocano un mondo di credenze e superstizioni magiche che fanno parte della tradizione culturale isolana e riflettono il sistema di credenze delle comunità preistoriche. La proposta iniziale è stata di 36 componenti del sito seriale, che è arrivata a 26 nel dossier di candidatura e a 17 beni che sono stati inseriti nella lista del patrimonio mondiale Unesco. La Regione ha sostenuto finanziariamente gli interventi di tutela, ricerca e valorizzazione del sito seriale. L’assessora Portas ha inoltre raccontato qual è e quale è stato fin dal primo giorno, l’impegno che la giunta regionale e l’assessorato da me diretto ha profuso nel prendersi cura del vasto patrimonio culturale, materiale e immateriale, e archeologico dell’Isola".

“Tra i nostri interventi vorrei segnale il nostro intervento a sostegno di tutto il comparto museale – ha aggiunto l’assessora –. Dentro questa misura sono compresi i musei di ente locale e di interesse locale. Tra questi troviamo proprio il museo civico di Cabras, il museo Marongiu, gestito dalla fondazione Mont'e Prama, che ha organizzato questo interessante dibattito qui oggi a Firenze”.

“I nostri monumenti archeologici sono l’impronta e la traccia di importanti momenti della preistoria e della storia della Sardegna. Oltre le Domus de janas, non si possono non citarele testimonianze della civiltà nuragica, e nello specifico i nuraghi con i loro relativi villaggi, le Tombe dei Giganti (sepolture collettive) e ancora i templi a pozzo, significativi luoghi di culto. All'interno di questo variegato panorama – ha proseguito – si inserisce il gruppo scultoreo di Mont’e Prama, per la valorizzazione del quale è stata costituita la Fondazione di partecipazione omonima. La Regione, oltre a sostenere la gestione di musei e aree archeologiche, finanzia annualmente interventi di tutela, ricerca e valorizzazione in ambito archeologico per un totale che supera i 25 milioni di euro e sta realizzando un GIS del patrimonio culturale della Sardegna per ottimizzare il coordinamento e la programmazione delle politiche di settore. Stiamo inoltre realizzando un museo, con sedi espositive a Oristano e Sanluri, per valorizzare la civiltà dei Regni giudicali, un’altra peculiarità della storia della Sardegna, espressione di grande maturità politica e di organizzazione del territorio e amministrativa del Medioevo sardo”.