La questione sugli imballaggi in plastica resta irrisolta in Sardegna, con un quadro differenziato tra il nord e il sud dell’Isola. Durante il nuovo tavolo di confronto convocato dall’Assessorato della Difesa dell’Ambiente è stata infatti verificata l’attuazione degli impegni assunti nella riunione del 25 agosto. Al momento, nel nord Sardegna non si registrano ulteriori elementi di criticità, mentre nel Sud Sardegna permane una situazione di attenzione.

Alla videoconferenza hanno partecipato le Città metropolitane di Cagliari e Sassari, le Province, il Comune di Sassari, l’ANCI Sardegna, i consorzi industriali CACIP e CIPNES, il CONAI e il COREPLA.

Il nodo principale resta quello del ritiro degli imballaggi raccolti. Gli enti territoriali e i consorzi industriali hanno individuato nuovi spazi per lo stoccaggio, consentendo di contenere temporaneamente l’accumulo dei materiali, ma la soluzione non viene considerata sufficiente per superare la crisi.

L’assessora della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, ha aperto il confronto richiamando il principio della responsabilità estesa del produttore, in base al quale le imprese che producono o immettono sul mercato gli imballaggi devono concorrere, attraverso il sistema CONAI-COREPLA, alla loro gestione anche una volta diventati rifiuti.

“Siamo di fronte a una crisi che richiede rigore, responsabilità e una chiara distinzione dei compiti. Comuni, enti territoriali e consorzi industriali hanno assicurato in queste settimane nuovi spazi e soluzioni straordinarie per evitare che le criticità si scaricassero sui cittadini e sul servizio di raccolta. Ma lo stoccaggio può soltanto contenere temporaneamente gli effetti della crisi: non può diventare la risposta strutturale né sostituire il ritiro e l’avvio a recupero dei materiali che competono al sistema consortile. Se i ritiri non riprendono con continuità e in quantità adeguate, la situazione non è sostenibile ancora a lungo: gli spazi che siamo riusciti a rendere disponibili hanno necessariamente un limite e, in alcune aree, quel limite è ormai vicino”.

Nel corso dell’incontro sono state inoltre illustrate le ventuno azioni che la Sardegna, in qualità di coordinatrice della Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, porterà lunedì in sede di Conferenza. Tra le proposte figurano termini certi per il ritiro dei materiali, conseguenze in caso di mancato rispetto degli impegni, l’imputazione al sistema consortile degli oneri straordinari sostenuti dai Comuni, indicazioni nazionali sugli stoccaggi temporanei e sulla prevenzione degli incendi, oltre al rafforzamento dei controlli alle frontiere e al riconoscimento dei maggiori oneri logistici legati alla condizione insulare.

“La Sardegna non sta affrontando questa emergenza soltanto sul piano contingente. Stiamo agendo contemporaneamente sul territorio e sul livello nazionale, perché occorre intervenire sulle cause e sulle regole del sistema», ha aggiunto Laconi. «La crisi è nazionale ed europea e nasce dal crollo del valore del materiale riciclato, non dalla raccolta differenziata, che in Sardegna resta fra le migliori del Paese. Proprio per questo dobbiamo impedire che una crisi del mercato del riciclo venga trasferita sull’ultimo anello della catena, cioè sui Comuni e, attraverso di essi, sulle comunità e sui cittadini. La responsabilità della gestione degli imballaggi non può cessare nel momento in cui il materiale viene correttamente raccolto e conferito: occorre che tutti i soggetti della filiera assolvano fino in fondo agli obblighi che il sistema assegna loro”.

Dal tavolo è emerso anche il quadro rappresentato dalle amministrazioni comunali. La presidente dell’ANCI Sardegna, Daniela Falconi, ha sottolineato il lavoro svolto dai Comuni per contenere gli effetti della crisi. Gli spazi di stoccaggio richiesti dal sistema consortile sono stati individuati anche con la collaborazione degli enti di area vasta, ma l’emergenza non risulta ancora superata.

“I Comuni hanno fatto la loro parte e continuano a farla, ma la disponibilità di nuovi spazi non può sostituirsi al ritiro dei materiali: è una misura che guadagna tempo, non una soluzione”.

Falconi ha inoltre richiamato l’Accordo di programma quadro nazionale sottoscritto tra ANCI e CONAI e gli impegni previsti per i diversi soggetti coinvolti.

"Quell’accordo non attribuisce ai soli Comuni oneri e responsabilità: definisce impegni reciproci, fra i quali il ritiro dei materiali conferiti. Chiediamo che siano rispettati». «Questa crisi rischia di vanificare anni di lavoro sulla raccolta differenziata e sulla sensibilizzazione delle comunità: se i cittadini perdono fiducia nel sistema, recuperarla richiederà molto più tempo di quanto ne serva a smaltire le giacenze".

La presidente dell’ANCI Sardegna ha quindi chiesto a CONAI e COREPLA "un programma dettagliato del ritiro delle giacenze, con tempi e quantitativi per ciascun impianto, che venga formalmente comunicato ai Comuni e alle piattaforme", evidenziando il rischio che i costi della situazione possano ricadere sui bilanci delle amministrazioni locali.

La richiesta è stata condivisa dalla Regione, con l’obiettivo di rendere conoscibile e verificabile la programmazione dei ritiri e consentire ad amministrazioni, impianti e territori di organizzare le successive fasi della gestione.

Sul fronte territoriale, la situazione appare al momento più stabile nel nord dell’Isola, dove l’ampliamento dei punti di stoccaggio ha consentito di evitare ulteriori criticità. Diverso il quadro nel Sud Sardegna, dove la capacità di stoccaggio messa a disposizione dal CACIP risulta esaurita e, secondo quanto riferito dal consorzio industriale, i tempi per il completamento del centro di selezione si sono allungati.

“Il lavoro assicurato sino a oggi dagli enti territoriali e dai consorzi industriali ha consentito di evitare conseguenze ben più gravi, ma dobbiamo continuare a predisporre ogni misura prudenziale possibile fino alla piena normalizzazione dei ritiri. Per questo chiedo alla Città metropolitana di Cagliari di proseguire senza sosta nell’individuazione di ulteriori aree di stoccaggio. Parallelamente continueremo a chiedere a CONAI e COREPLA che il sistema torni a garantire con regolarità il ritiro dei materiali: è questa la condizione necessaria per uscire realmente dall’emergenza”, ha concluso Laconi.

Il tavolo regionale di crisi tornerà a riunirsi per fare il punto sull’andamento dei ritiri e sulla quantità di materiale ancora in giacenza nei diversi territori.