La legge elettorale e la doppia preferenza di genere non hanno prodotto i risultati che ci aspettavamo”. È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini intervenendo al convegno dedicato a 'La cittadinanza delle donne in Italia e in Sardegna. Politica e diritti a 80 anni dal diritto di voto', occasione in cui sono stati presentati i risultati della ricerca scientifica del progetto 'Donne in politica', nato all’interno della IX CRPO e sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Cagliari.

Nel suo intervento, Comandini ha richiamato alcuni dati sulla rappresentanza femminile nell’attuale Consiglio regionale. “In questo periodo storico - ha sottolineato il presidente - abbiamo dieci donne elette nel Consiglio regionale, tra loro la prima donna presidente della Regione e due presidenti di commissione. Ma possiamo e dobbiamo migliorare, partendo da un dato che deve farci riflettere: rispetto ai grandi movimenti femminili che hanno caratterizzato e dato vita alle importanti battaglie del passato, negli anni è venuta meno la partecipazione, la voglia di mettersi in gioco. Lo riscontriamo nella politica, nell'associazionismo, nel movimento sindacale. Riguarda tutti, non solo le donne, basta vedere le ultime elezioni amministrative: in tanti Comuni c'è stata difficoltà a completare le liste, a presentarne più di una. Eppure, quando le donne si mettono in gioco e vengono elette alla guida dei Comuni, spesso ottengono la riconferma e con consensi maggiori del primo mandato, a dimostrazione delle capacità amministrative che dimostrano”.

Comandini ha poi sottolineato la necessità che la riflessione sui diritti femminili proceda insieme a quella sulla partecipazione. “Dalla politica al mondo del lavoro, dobbiamo favorire la presenza femminile e in maniera paritaria. Il cambiamento si costruisce con le riforme, abbiamo bisogno dell'apporto di tutti”.