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La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, presenta un resoconto quasi a metà mandato davanti all'assemblea del Movimento 5 Stelle di Oristano, sottolineando l'importanza dell'identità e del metodo di governo.
"Noi non siamo come loro, io non sono come quelli che mi hanno preceduto e ne sono orgogliosa", ha esordito la governatrice, marcando una distanza netta con il passato e rivendicando la possibilità di "andare tra le persone, essere abbracciata e ringraziata".
Uno dei focus affrontati è il caso Rwm, "Non prendiamo lezioni di pacifismo da nessuno, nessuno ci deve insegnare che cos'è la Palestina libera - ha affermato la presidente, chiarendo che la fabbrica di bombe è in Sardegna da dieci anni e che il raddoppio contestato risale al 2018. Sul fronte amministrativo, spiega la scelta del commissariamento sulla VIA: "Ci siamo fatti commissariare semplicemente perché noi non eravamo in grado di poter dire 'gli atti sono conclusi'. Non siamo pavidi". Todde difende poi la scelta di tutelare legalmente i tecnici regionali: "C'è una legge che impone a un'amministrazione di difendere le sue direzioni. Non siamo dei buffoni messi lì solo per fare ideologia".
Sulla transizione energetica, Todde ha voluto rispondere alla "narrativa tossica" di chi la dipinge come anti-transizione: "Siamo stata la prima regione che ha programmato in vigenza di legge. Sono balle". "Siamo stata la prima regione che ha programmato in vigenza di legge". Numeri alla mano, sottolinea come l'1% del territorio sardo dedicato alle rinnovabili (241 km²) superi i 170 km² finora sviluppati in tutta Italia. La battaglia è contro la speculazione: "Non vogliamo impianti che diano energia solo ad altri senza ridistribuire questa energia sul territorio". L'obiettivo è trasformare il potenziale energetico in vantaggi reali per i sardi: "È normale avere 683 ore di energia a prezzo zero e non vedere cambiamenti in bolletta? Chiediamo investimenti sulla rete elettrica perché quell'energia verde serva a noi".
Infine, il capitolo sanità e Pnrr. Todde definisce la situazione ereditata sulle liste d'attesa come "il terzo segreto di Fatima", dove regnava l'impossibilità di misurare il disagio. Nonostante le critiche, afferma che i dati Agenas mostrano miglioramenti sulle visite urgenti. Sul fronte dei fondi europei, la sfida è stata massima: "Siamo entrati 2 anni fa con un Pnrr al 4%, stavano buttando via 110 milioni". Oggi, la Presidente assicura: "Noi quella milestone del Pnrr la centriamo, ci sono case di comunità e ospedali di comunità che vengono asseverati in questi giorni". Una sfida che continua "rimboccandosi le maniche" per rispondere ai problemi che ancora si respirano negli ospedali sardi.






