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La Regione Sardegna ha dato un forte impulso alle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici durante la prima riunione interassessoriale che ha coinvolto sette assessori e i vertici dell’amministrazione. La Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici è diventata un elemento chiave dell'azione pubblica, passando dalla fase strategica a quella operativa. L'incontro, promosso dall'assessora della Difesa dell'Ambiente, Rosanna Laconi, ha segnato un importante progresso nella sua attuazione.
Alla riunione hanno preso parte, insieme all'assessora Laconi, gli assessori regionali Ilaria Portas (Pubblica Istruzione), Emanuele Cani (Industria), Barbara Manca (Trasporti), Francesco Spanedda (Enti Locali) e Francesco Agus (Agricoltura), il Capo di Gabinetto della Presidenza, Luca Caschili, i rappresentanti degli assessorati della Sanità, della Programmazione e del Lavoro e i Direttori generali dell'Ambiente, del Turismo e dei Trasporti.
“Con l’attivazione del coordinamento interassessoriale, la strategia regionale di adattamento ai Cambiamenti Climatici assume il ruolo di quadro unitario di riferimento per l’intera azione pubblica regionale. In questa prospettiva, l’obiettivo è superare gli approcci settoriali, integrando stabilmente le variabili climatiche nelle politiche infrastrutturali, economiche, sociali e territoriali, orientando in modo coerente le scelte pubbliche lungo un orizzonte di lungo periodo - ha detto l'assessora -. L’adattamento ai cambiamenti climatici rappresenta oggi una priorità strutturale per la sicurezza dei territori e delle comunità. Non si tratta solo di rispondere agli eventi, ma di rafforzare in modo permanente la capacità del sistema pubblico di prevenire, anticipare e gestire rischi sempre più complessi e interconnessi. Integrare il rischio climatico nelle politiche pubbliche significa rendere più resilienti le infrastrutture, garantire la continuità dei servizi essenziali e migliorare l’efficacia dei sistemi di protezione civile, con un approccio fondato sulla prevenzione e sulla pianificazione. In questa prospettiva, il coordinamento tra le amministrazioni diventa un elemento decisivo per assicurare tempestività, coerenza e capacità operativa, rafforzando la risposta complessiva del sistema territoriale e la tutela delle comunità”.
Nel corso del confronto, come riferito dalla Regione, è emersa una prospettiva unificata sulle sfide principali che devono essere affrontate. Le politiche industriali ed energetiche, i processi di bonifica e riconversione, la gestione delle risorse idriche e la manutenzione delle reti si intrecciano con la prevenzione dei rischi, sottolineando la necessità di potenziare la resilienza complessiva dei sistemi produttivi e territoriali. Le decisioni riguardanti la mobilità e la transizione energetica richiedono un equilibrio avanzato tra mitigazione e adattamento, al fine di garantire la stabilità dei sistemi anche in condizioni climatiche estreme.
Si è posta, hanno spiegato ancora dalla Regione, particolare attenzione ai settori più esposti, con agricoltura e turismo che emergono come aree vulnerabili ma strategiche allo stesso tempo. La gestione efficiente delle risorse idriche e il miglioramento dei servizi territoriali sono elementi chiave per la sostenibilità dei sistemi rurali, mentre il settore turistico deve adottare strumenti predittivi per prevedere gli impatti del cambiamento climatico sull'attrattività e sui flussi turistici.
In questo contesto, diventa cruciale la dimensione territoriale. Gli enti locali giocano un ruolo fondamentale non solo nell'attuazione, ma anche nella definizione delle politiche di adattamento. I processi di pianificazione devono integrare in modo stabile le variabili ambientali, bilanciando lo sviluppo con la qualità della vita e contrastando il declino demografico, mentre rafforzano la governance a più livelli e coinvolgono direttamente le comunità.
Sono stati anche evidenziati gli impatti del cambiamento climatico sulla salute pubblica, sulla sicurezza alimentare e sulle fasce più vulnerabili della popolazione. La formazione, la ricerca e la salvaguardia del patrimonio culturale svolgono un ruolo strategico nel sostenere una trasformazione che coinvolge aspetti ambientali, sociali ed economici.
Per mettere in pratica queste linee guida, il Gruppo di Lavoro Interassessoriale (GDLI) sarà responsabile dell'operatività della struttura di coordinamento regionale, coinvolgendo Direzioni generali, enti e agenzie regionali. Questo gruppo opera tramite tavoli tematici focalizzati su diverse aree d'intervento, come gli scenari climatici nella protezione civile, l'ambiente costiero, le risorse idriche e la siccità, gli strumenti finanziari e i servizi climatici, costituendo il livello operativo per il coordinamento.
I tavoli rappresentano lo strumento principale per mettere in atto queste strategie e perseguono tre obiettivi: potenziare competenze e linguaggi condivisi tra le amministrazioni, promuovere la co-pianificazione e la co-progettazione dei processi, e integrare stabilmente le azioni nei piani e progetti territoriali.
L'Ufficio di Coordinamento fornisce supporto tecnico trasversale a questo sistema multilivello, garantendo continuità operativa, approfondimenti tecnici e collegamenti tra le varie componenti della governance.
Tutto ciò, spiegano dalla Regione, si inserisce nella Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, adottata nel 2019 e aggiornata nel 2024, e si potenzia attraverso la programmazione europea, con i fondi della politica di coesione che rappresentano elementi cruciali per l'integrazione nelle politiche di sviluppo. L'incontro odierno segna l'inizio di un modello di governance strutturato e duraturo, in grado di affrontare in modo coordinato ed efficace le sfide climatiche che la Sardegna si trova ad affrontare.







