La guerra in Ucraina torna a bussare le porte in Europa: una stazione di servizio è stata infatti colpita in un massiccio attacco di droni russi a Yahodyn, località al confine tra l'Ucraina e la Polonia, provocando un vasto incendio, mentre immagini diffuse da NextaTv mostrano alcuni camion in fiamme.

A rendere noto quanto accaduto sono state le autorità di Kiev. L'episodio ha suscitato una dura reazione da parte del ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, che ha affidato a X il suo commento: 'Questo è il terrore di Putin, che sta bussando direttamente alle porte dell'Ue e della Nato. I barbari russi sono già alle vostre porte, cari partner'.

Sybiha ha quindi rivolto un appello ai Paesi occidentali chiedendo nuove e più incisive misure contro Mosca: 'Agite subito - ha aggiunto - scagliate tutto il peso delle vostre sanzioni contro il regime aggressivo di Putin in modo che Mosca ne paghi le conseguenze. Non mezze misure, ma passi decisi e intransigenti. Putin deve capire che la sua barbarie incontrerà una risposta ferma. È l'unico modo per fermarlo'.

Calenda: "Siamo stanchi della guerra in Ucraina"

In Italia si riaccende intanto il dibattito politico sul sostegno all'Ucraina e sulla posizione dei partiti nei confronti della guerra.

Il leader di Azione Carlo Calenda, intervenendo a Il Tempo delle Donne in Triennale a Milano, ha criticato l'atteggiamento di una parte della politica italiana rispetto al conflitto: "Siamo stanchi della guerra in Ucraina e non si capisce di cosa, perché gli abbiamo dato un caffè al mese. Non comprendo i leader di sinistra, gli unici in Europa che non hanno trovato il tempo in quattro anni di prendere un treno e andare a Kiev a testimoniare la loro solidarietà al popolo ucraino".

Calenda ha poi spostato il discorso sul confronto politico interno e sul Governo guidato da Giorgia Meloni, contestando anche in questo caso quello che considera un atteggiamento eccessivamente prudente: "Poi - ha proseguito - si parla di resistenza contro la Meloni, ma più che fascista mi sembra orientata al galleggiamento perpetuo. Allora credo che si debba fare piazza pulita di tutte queste ipocrisie e avere un po' di coraggio. Io non credo che la capacità di un governo sia quella di fare misure impopolari, ma di far diventare popolari le misure giuste".

L'attacco a Yahodyn e le parole di Sybiha riportano così al centro dell'attenzione il rischio che il conflitto possa coinvolgere, anche indirettamente, aree sempre più vicine ai confini dell'Ue e della Nato. Un tema che continua a dividere anche la politica italiana, tra sostegno a Kiev, sanzioni alla Russia e il dibattito sulla strategia da adottare per arrivare alla fine della guerra.

“Oggi c'è la necessità di fare potenti politiche, insieme a quelle della crescita, di redistribuzione della ricchezza finanziaria e derivante dal capitale". Lo afferma il leader di Azione Carlo Calenda a Il Tempo delle Donne alla Triennale di Milano.

"Il capitalismo - ha continuato - tende al monopolio e all'oligopolio, distruggendo il mercato e creando la premessa per la caduta dell'economia, perché non c'è più benessere diffuso, nessuno compra e si interrompe il circolo".

"Questo - ha aggiunto Calenda - lo dice un liberale, perché i liberali non sono coloro che pensano che il mercato aggiusti sempre tutto, sono coloro che pensano che il mercato quando funziona produce ricchezza, ma come viene poi distribuita questa ricchezza non ci deve pensare solo il mercato".

"Pensate - ha concluso - ai tecnocapitalisti americani: estraggono tutta la ricchezza possibile dal mercato americano dopodiché vogliono arrivare in Europa. A quel punto entra in gioco un discorso di sovranità, ed è la ragione per cui i tecnocapitalisti, insieme ai russi, sono i primi a volere che l'Europa si dissolva".