Cresce la tensione tra Stati Uniti e Iran dopo una nuova fase di scontri militari nel Golfo. Secondo le ultime informazioni, Teheran avrebbe attaccato il Kuwait e una base americana nella regione, mentre Washington avrebbe risposto con raid contro infrastrutture iraniane.

Nel frattempo, dagli ambienti politici statunitensi arrivano nuove condizioni per un possibile accordo. Come riportato, “condizioni più dure per Teheran nella controproposta americana all’Iran per la pace nel Golfo”, con richieste precise su nucleare e arricchimento dell’uranio. Il presidente USA Donald Trump sarebbe in attesa di una risposta “non prima di tre giorni”.

Da parte iraniana, la risposta non si è fatta attendere. Le autorità di Teheran avvertono: “Non ci fidiamo più delle promesse del nemico”, annunciando inoltre lo sviluppo di una nuova unità navale leggera armata con missili da crociera con una portata fino a 700 chilometri.

Nelle prime ore del mattino, missili sarebbero stati lanciati contro il Kuwait. In parallelo, il Comando Centrale statunitense (CentCom) ha comunicato di aver colpito nel weekend radar e siti di comando e controllo di droni iraniani. Teheran ha però replicato affermando: “Colpita e distrutta base Usa da cui partì un raid aereo”.

La crisi si estende anche al fronte libanese, dove Israele avrebbe intensificato le operazioni militari. Secondo le informazioni riportate, le forze israeliane avrebbero “tagliato in due il Libano”, conquistando il castello di Beaufort e avanzando di circa 25 chilometri oltre il fiume Litani con l’obiettivo di isolare Hezbollah.

La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Nel frattempo, il segretario americano Marco Rubio avrebbe avuto contatti con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e con il presidente libanese Joseph Aoun, affermando: “Hezbollah smetta di sparare per primo”, a cui sarebbe seguita la replica: “Inizino piuttosto loro”.

Sul fronte internazionale si registra anche l’evoluzione della crisi ucraina, con l’Unione Europea orientata verso il congelamento del price cap sul petrolio russo. In Colombia, infine, il candidato considerato vicino a Trump, De la Espriella, sarebbe in vantaggio al ballottaggio, mentre il presidente Gustavo Petro e il rivale Cepeda contestano la regolarità del voto.