Il regime iraniano continua a reprimere le proteste, tra le più vaste negli ultimi anni e diffuse in decine di città, da Teheran alle principali province, con manifestanti in strada contro l’economia e il regime religioso; le manifestazioni sono tra le più vaste degli ultimi anni. 

Da quanto si apprende, il regime sta sparando sui manifestanti e minacciandoli con la pena di morte, mentre il numero delle vittime raggiunge almeno 65 secondo le ong, ma si teme che sia molto più alto. Il blackout di internet imposto dalle autorità persiste, mentre gli ospedali faticano a gestire il numero crescente di feriti. Fonti mediche segnalano almeno 217 morti solo a Teheran, molte a causa di proiettili veri.

Il presidente Trump offre supporto ai manifestanti, "Pronti ad aiutare i manifestanti che lottano per la libertà", ha detto il leader degli Stati Uniti. All'estero, le donne iraniane stanno diffondendo una forma di protesta simbolica, filmandosi mentre accendono sigarette da immagini in fiamme del leader supremo Khamenei.

Il procuratore generale iraniano ha avvertito che tutti i manifestanti potrebbero essere accusati di essere "nemici di Dio" e affrontare la pena di morte, includendo sia i ribelli e terroristi che danneggiano la sicurezza, sia coloro che li supportano.

Le proteste sono iniziate alla fine di dicembre 2025 per la grave crisi economica: inflazione altissima, moneta che crolla e difficoltà a comprare beni essenziali, ma si sono trasformate in manifestazioni più politiche contro il governo e il sistema teocratico.