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Tutti i manifestanti coinvolti nelle proteste in corso in Iran rischiano di essere accusati di essere “nemici di Dio” (“mohareb”), un reato che prevede la pena di morte. Lo ha dichiarato il procuratore generale iraniano Mohammad Movahedi Azad, secondo quanto riportato dai media statali e ripreso da Sky News. L’accusa, ha spiegato, riguarderebbe sia i “rivoltosi e terroristi” che avrebbero danneggiato proprietà e messo a rischio la sicurezza, sia coloro che li avrebbero sostenuti.
Mentre nel Paese cresce la repressione, sui social network si sta diffondendo una nuova forma di protesta simbolica portata avanti da donne iraniane che vivono all’estero. Nei video, diventati virali, le protagoniste si riprendono mentre accendono una sigaretta utilizzando immagini in fiamme del leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei.
I filmati, rilanciati anche da media internazionali come il Daily Mail ed Euronews, sono interpretati come un gesto di sfida alle rigide regole imposte dalla Repubblica islamica. Fumare, per le donne, è infatti un comportamento fortemente stigmatizzato in Iran, mentre bruciare le immagini della Guida suprema è un atto vietato dalla legge.
Nei video le donne appaiono inoltre senza hijab, il velo obbligatorio nel Paese. Tra i contenuti più condivisi c’è quello pubblicato da “Morticia Addams”, utente di X residente a Toronto, in Canada, la cui protesta con la sigaretta è stata ampiamente rilanciata e celebrata dagli utenti sui social come simbolo di resistenza al regime.






