È una delle più gravi crisi migratorie degli ultimi anni quella che sta investendo Ceuta, l'enclave spagnola al confine con il Marocco. Nelle ultime 24 ore sarebbero almeno 60mila i migranti riusciti a raggiungere il territorio spagnolo, un numero pari a circa il 70% della popolazione della città autonoma, secondo quanto riferito dal presidente Juan Jesus Vivas.

Tra i nuovi arrivati ci sarebbero almeno 7mila minori, affidati alla tutela delle autorità locali. Intanto il bilancio delle vittime dell'attraversamento in mare è salito ad almeno 34 morti, mentre dall'inizio dell'anno i migranti recuperati senza vita nelle acque di Ceuta sono diventati 45.

La pressione sull'enclave ha messo a dura prova la Guardia Civil e i servizi di emergenza, concentrati soprattutto nel soccorso dei feriti. Nelle ultime ore altre 117 persone sono state salvate e trasferite al Centro di permanenza temporanea per immigrati (Ceti), già in condizioni di forte sovraffollamento.

Secondo il quotidiano El País, cresce anche il numero dei migranti che stanno facendo ritorno in Marocco, sia via terra sia via mare. Molti riferiscono di non riuscire a trovare un alloggio o cibo e denunciano episodi di ostilità da parte di alcuni residenti, con segnalazioni di lanci di pietre e minacce.

"È come se in Spagna in 24 ore entrassero 34 milioni di persone", ha dichiarato il presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, per descrivere l'entità dell'emergenza.

Sul fronte politico è intervenuto direttamente il premier Pedro Sanchez, che ha raggiunto Ceuta per seguire la situazione. "Quanto accaduto a Ceuta è un attacco e una violazione della sovranità territoriale della Spagna", ha affermato il presidente del Governo spagnolo, esprimendo "un rimprovero e una condanna al livello più energico possibile" per gli arrivi in massa. "È deplorevole", ha aggiunto.