Il Pentagono starebbe valutando la possibilità di operazioni a terra in Iran nel caso di un’ulteriore escalation del conflitto. A riportarlo è il Washington Post, che cita fonti secondo cui si tratterebbe di interventi limitati nel tempo, anche per diverse settimane, e non di una invasione su larga scala.

Secondo le indiscrezioni, le azioni previste riguarderebbero incursioni mirate condotte da forze speciali e unità di fanteria. Dalla difesa americana arriva però una precisazione: “È il lavoro del Pentagono quello di effettuare preparativi per offrire tutte le opzioni al commander-in-chief. Questo non significa che il presidente ha deciso”.

Intanto si alzano i toni da parte iraniana. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, intervenendo nel trentesimo giorno dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha lanciato un messaggio di sfida: le forze del Paese, ha detto, “stanno aspettando l'arrivo delle truppe americane sul territorio per dar loro fuoco e punire per sempre i loro partner regionali”.

Un’escalation accompagnata da ulteriori dichiarazioni: “Continuiamo a sparare. I nostri missili sono in posizione. La nostra determinazione e la nostra fiducia sono aumentate”. Parole che riflettono un clima di crescente tensione internazionale, mentre restano aperti tutti gli scenari sull’evoluzione del conflitto.