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La Spagna si ferma per tre giorni di lutto nazionale dopo il gravissimo incidente ferroviario avvenuto mercoledì mattina, 28 ottobre, sulla linea ad alta velocità tra Madrid e l'Andalusia. Il bilancio provvisorio è di almeno 68 morti e decine di feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche. Una tragedia che riporta il Paese a fare i conti con la sicurezza della propria rete ferroviaria, a meno di un anno da un altro grave incidente sulla stessa linea.
Lo scontro si è verificato intorno alle 8.53 nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo, nella regione di Castiglia-La Mancia. A scontrarsi sono stati un treno ad alta velocità AVE della compagnia pubblica Renfe, con 397 passeggeri a bordo, e un convoglio della compagnia privata Iryo, sul quale viaggiavano 147 persone. Il treno Renfe ha raggiunto da dietro quello di Iryo, fermo sui binari. L'impatto ha provocato il deragliamento di diverse carrozze, alcune delle quali sono precipitate lungo un terrapieno.
Il guasto al sistema di sicurezza e la ripartenza del treno
È soprattutto sulla gestione del traffico ferroviario nei minuti precedenti allo scontro che si concentrano gli accertamenti. Nel corso di una conferenza stampa, il ministro spagnolo dei Trasporti, Óscar Puente, ha ricostruito una sequenza di eventi che, secondo la sua ricostruzione preliminare, avrebbe portato alla collisione.
Intorno alle 8:30, un problema informatico avrebbe provocato il malfunzionamento del sistema di sicurezza LZB, utilizzato sulla linea per la comunicazione tra infrastruttura e treni e per il controllo della circolazione. L'anomalia avrebbe determinato l'arresto di circa sei convogli nel tratto interessato, compresi quelli poi coinvolti nell'incidente.
Sei minuti più tardi, alle 8:36, il centro di controllo di Adif, il gestore dell'infrastruttura ferroviaria spagnola, avrebbe autorizzato il treno AVE a riprendere la marcia a velocità normale. Il convoglio di Iryo, tuttavia, era ancora fermo più avanti, sulla stessa linea. Secondo la ricostruzione del ministro, il treno Renfe avrebbe percorso circa 25 chilometri prima di raggiungerlo, senza che fosse disposto un arresto in tempo utile.
Puente ha definito "inspiegabile" la decisione del centro di controllo, giudicandola errata alla luce delle condizioni in cui si trovava la linea. Il ministro ha spiegato che, con il sistema di sicurezza fuori servizio, la ripresa della circolazione avrebbe dovuto avvenire secondo procedure precauzionali, senza autorizzare il treno a procedere normalmente.
Le registrazioni delle comunicazioni tra i controllori e i macchinisti, diffuse dai media spagnoli, avrebbero inoltre documentato che la conducente del treno Iryo aveva segnalato di essere ancora ferma e di non riuscire a ripartire. Secondo quanto ricostruito da El País, l'avviso sarebbe arrivato pochi minuti prima dello scontro, senza che il treno Renfe venisse fermato in tempo.
Le parole del ministro: "Una decisione inspiegabile"
Nel corso della sua conferenza stampa a Madrid, il ministro dei Trasporti ha indicato nella gestione dell'emergenza da parte del centro di controllo uno dei punti centrali dell'inchiesta.
Puente ha definito la scelta di autorizzare la ripartenza del treno Renfe "una decisione inspiegabile", sottolineando che il convoglio avrebbe dovuto rispettare le procedure di sicurezza previste in caso di avaria del sistema LZB.
Il ministro ha precisato che gli investigatori dovranno chiarire perché sia stata autorizzata la ripresa della marcia a velocità normale mentre un altro treno risultava ancora fermo più avanti. Resta inoltre da comprendere perché il convoglio Iryo non sia riuscito a ripartire e perché, dopo le comunicazioni della sua conducente, non sia stato possibile evitare l'impatto.
Le responsabilità non sono ancora state definitivamente accertate. La Guardia Civil ha avviato gli interrogatori del personale presente nella sala di controllo di Adif al momento dell'incidente, mentre gli investigatori stanno acquisendo le registrazioni e i dati tecnici dei treni. Le scatole nere e gli altri elementi raccolti dovranno contribuire a ricostruire la sequenza esatta degli eventi.
Interrogato sull'eventualità di dimettersi dopo la tragedia, Puente ha escluso per il momento questa possibilità, affermando di voler concentrare il proprio lavoro sull'accertamento dei fatti e sulla gestione dell'emergenza.
Sánchez: "Arriveremo fino in fondo"
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha assicurato che verrà fatta piena luce sulle cause dell'incidente e sulle eventuali responsabilità.
"Arriveremo fino in fondo", ha dichiarato, promettendo conseguenze nel caso in cui emergessero negligenze o carenze nei sistemi di sicurezza. Il capo del governo ha inoltre espresso la vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti, definendo la tragedia un evento che il Paese non può accettare.
Le autorità hanno proclamato tre giorni di lutto nazionale a partire da oggi, giovedì 29 ottobre. Nel frattempo, le squadre di soccorso hanno lavorato per tutta la notte tra i rottami dei vagoni, utilizzando attrezzature per il taglio delle strutture metalliche e mezzi di sollevamento per raggiungere le persone rimaste intrappolate.
Le operazioni sono state rese particolarmente complesse dalla violenza dell'impatto e dalla necessità di identificare le vittime. Secondo gli aggiornamenti diffusi dalle autorità spagnole, decine di persone risultano ancora ricoverate, mentre proseguono le procedure di identificazione e il contatto con i familiari.
Sette italiani coinvolti, due risultano dispersi
La Farnesina segue la situazione attraverso l'ambasciata e il consolato generale a Madrid. Nell'ultimo aggiornamento ufficiale diffuso il 28 ottobre, il Ministero degli Esteri ha riferito che, sulla base dell'elenco dei passeggeri del treno Iryo e delle prime informazioni relative al convoglio Renfe, risultano coinvolti sette cittadini italiani.
Quattro connazionali sono in buone condizioni, mentre un quinto è ricoverato in ospedale ma fuori pericolo. Due italiani risultano ancora dispersi. Le verifiche proseguono per acquisire l'elenco completo dei passeggeri del treno Renfe e accertare l'eventuale presenza di altri cittadini italiani a bordo.
Su richiesta del ministro degli Esteri Antonio Tajani, una squadra del consolato generale continuerà a visitare gli ospedali della zona e i centri di accoglienza dei superstiti per raccogliere informazioni e prestare assistenza ai connazionali e ai loro familiari.
Un'altra tragedia sulla rete ad alta velocità
L'incidente di Urda riporta alla memoria il disastro ferroviario avvenuto il 18 gennaio scorso ad Adamuz, in Andalusia, dove uno scontro tra treni aveva provocato 46 morti. Anche in quel caso, le circostanze del sinistro avevano sollevato interrogativi sulla sicurezza della rete ferroviaria.
Le autorità spagnole hanno precisato che, allo stato attuale, non vi sono elementi per collegare direttamente i due incidenti, che presenterebbero dinamiche differenti. La nuova tragedia ha tuttavia riacceso il dibattito sulle condizioni delle infrastrutture e sulla necessità di garantire il funzionamento dei sistemi di sicurezza e il rispetto delle procedure operative in ogni situazione di emergenza.
L'inchiesta dovrà ora stabilire se lo scontro sia stato determinato da una catena di errori umani, da carenze organizzative o da eventuali problemi tecnici. Per il momento, la priorità resta l'identificazione delle vittime, l'assistenza ai feriti e alle famiglie e la ricostruzione completa di quanto accaduto nei minuti che hanno preceduto l'impatto.









