Circa 330 dipendenti degli appalti precedentemente gestiti da Alcoa (attualmente SiderAlloys), ex Alumina (ora Eurallumina) e dell'area industriale complessa di Porto Torres si troverebbero ora senza l'assegno di mobilità in deroga, pari a circa 450 euro al mese, a causa, secondo quanto riferito, delle misure di taglio previste nella legge di Bilancio nazionale.

I sindacati Fiom-Cgil, Fsm-Cisl e Uilm hanno reagito convocando un'assemblea davanti ai cancelli della SiderAlloys per discutere azioni di protesta, che tuttavia sono state temporaneamente sospese dopo l'intervento della presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde. Mercoledì 18 febbraio, sindacati e lavoratori si riuniranno di fronte al palazzo della Regione a Cagliari, mentre si proseguono i negoziati a livello nazionale per affrontare questa situazione definita "una beffa".

Resta in piedi la possibilità di una trasferta a Roma per fare pressing sul governo, "La situazione è grave e si sta cercando adesso di intervenire ai massimi livelli istituzionali, con le nostre organizzazioni sindacali, perché questo venga ripristinato nel più breve tempo possibile - dice all'ANSA Roberto Forresu della Fiom - La cosa certa è che devono rimediare a una stortura che lascia a casa 330 lavoratori che già percepivano una miseria, 450 euro. Proprio oggi la proprietà dello stabilimento SiderAlloys compie 8 anni. Da 2 anni a questa parte stiamo chiedendo che ci sia discontinuità. Se fosse stato fatto per tempo i lavoratori sarebbero rientrati a lavoro e non sarebbero in queste condizioni. E quindi grossa responsabilità da questo punto di vista ce l'ha lo Stato attraverso Invitalia".    

Secondo Giuseppe Masala della Fsm, "quanto accaduto non è accettabile. In questi anni non sono stati in grado di programmare un rilancio industriale per Portovesme, creare quelle prospettive future che garantisca il lavoro a tutti e una dignità anche per le famiglie". 

"I lavoratori hanno partecipato ai corsi di formazione per il 2026 in considerazione della mobilità in deroga e ora queste risorse vengono meno con uno sperpero di denaro pubblico - osserva Renato Tocco della Uilm - questi operai sono legati al rientro in fabbrica che il governo, con i suoi ministri, ha definito strategica. Chiediamo il ripristino della mobilità in deroga e la convocazione di un tavolo al Mimit".