"Il Sulcis Iglesiente sconta ormai da anni una crisi industriale, sociale ed economica che non sembra trovare soluzioni. Non è un territorio senza prospettive, ma un'area con grandi potenzialità industriali, energetiche e produttive. Ciò che è mancato finora è una visione strategica, una regia pubblica forte e una reale volontà politica di intervenire. È necessario aprire una nuova fase fondata su investimenti, lavoro di qualità e sviluppo sostenibile. Il tempo dei rinvii è finito: serve un piano straordinario per il Sulcis, subito".

Le parole della Fsm Cisl risuonano chiare, durante l'assemblea dei quadri della federazione metalmeccanici in Sardegna , in cui si promuove con forza la rinascita dell'industria.

"Come metalmeccanici Fim e Fsm abbiamo ritenuto necessario fare il punto sulle principali vertenze del settore nella provincia, perché crediamo sia urgente alzare il livello di allarme su uno dei territori più poveri d'Italia, ma al tempo stesso dotato di un alto potenziale industriale. Un territorio che necessita di interventi e investimenti immediati da parte delle Istituzioni locali e nazionali, a partire da chi oggi ha responsabilità di Governo - spiga il sindacato -. Da troppo tempo sollecitiamo risposte concrete, attraverso i necessari investimenti infrastrutturali e industriali, per garantire una prospettiva di lavoro e di futuro a questo territorio e alla sua comunità. Dal 2012 in poi, la crisi industriale, in particolare nei settori metalmeccanico e metallurgico, nel Sulcis Iglesiente si è fatta sempre più pressante, tra la chiusura di grandi complessi industriali e la perdita di centinaia di posti di lavoro".

 Nel contesto delle controversie locali, i lavoratori metalmeccanici affiliati alla Cisl evidenziano le dispute legate alla ex-Alcoa/SiderAlloys e agli appalti presso Eurallumina, Portovesme srl e la centrale Enel.

Per quanto riguarda la Fim e l'Fsm il rilancio dell'industria sarda passa innanzitutto "per la tutela e la valorizzazione del patrimonio industriale esistente. Questo significa che bisogna lavorare per preservare il tessuto industriale e le competenze presenti sull'Isola. Uscire dal clima di rassegnazione che ormai si respira in tutta la provincia. Per questo è fondamentale mantenere il lavoro esistente e le competenze anche attraverso la contrattazione territoriale mettendo in campo tutti gli strumenti necessari per tenere in piedi il lavoro esistente. Contemporaneamente lavorare sulla formazione delle persone e limitare al massimo gli ammortizzatori sociali. Su questi ultimi servono risorse aggiuntive per poter sostenere le situazioni di massima crisi e lavorare per risolvere quelle crisi che da oltre 10 anni, come l'ex-Alcoa stanno drenando soldi pubblici senza un minimo di garanzie lavorative e futuro".