Nuova mobilitazione dei lavoratori dell’Eurallumina di Portovesme, dove Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec e Rsa annunciano un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento alla vigilia del tavolo di crisi convocato al Mimit. Al centro della protesta, la richiesta di risorse per garantire la prosecuzione della gestione operativa dell'impianto.

«Ai lavoratori e al territorio non servono più annunci, servono atti. Lo diciamo con chiarezza: venerdì 23 ottobre non si potrà andare oltre», affermano le organizzazioni sindacali, chiedendo al Governo e al Mef gli stanziamenti necessari. Fondi indispensabili non soltanto per tutelare i salari, ma anche per la sicurezza del sito.

I sindacati denunciano che le risorse disponibili sono ormai esaurite e avvertono dei rischi legati all'interruzione delle attività ambientali, dalla gestione delle acque al controllo del bacino dei fanghi rossi, fino alla prosecuzione delle bonifiche e alla manutenzione degli impianti. Secondo le stime aziendali citate nella nota, un'eventuale messa in sicurezza e bonifica richiederebbe circa 300 milioni di euro, a fronte di pochi milioni necessari per assicurare la continuità operativa.

Le sigle contestano inoltre una disparità di trattamento rispetto ad altri stabilimenti Rusal in Irlanda, Svezia e Germania, ancora attivi, e chiedono all'Italia di utilizzare gli strumenti previsti dalla normativa per tutelare l'impianto, considerato strategico.

Dopo la riunione tecnica del 13 ottobre al Mimit, la situazione finanziaria resta critica. Il Cda ha formalizzato una diffida, avvertendo che senza interventi dovrà valutare le procedure previste dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. «Non è più un rischio da scongiurare né un allarme: è il conto alla rovescia», concludono i rappresentanti dei lavoratori.