Undici anni dopo, restano il dolore, le domande e una ferita che il tempo non riuscirà mai a chiudere. Tra il 7 e l’8 maggio 2015 la Sardegna fu travolta da due vicende drammatiche destinate a segnare profondamente l’opinione pubblica regionale e nazionale: la scomparsa di Stefano Masala e l’omicidio dello studente Gianluca Monni.

Stefano Masala, 28 anni, sparì nel nulla la sera del 7 maggio dopo essere uscito dalla sua casa di Nule con l’auto del padre. Di lui non si sarebbe saputo più nulla.

La mattina successiva, l’8 maggio, a Orune, il 18enne Gianluca Monni venne ucciso con tre colpi di fucile mentre attendeva il pullman insieme ad altri ragazzi per andare a scuola.

In un primo momento le due vicende sembravano non avere alcun collegamento. Poi le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrarono che l’auto utilizzata dai killer per raggiungere Orune era proprio quella con cui Stefano si era allontanato da casa la sera precedente.

L’auto venne successivamente ritrovata bruciata a una ventina di chilometri da Nule. Del giovane, invece, non è mai stato trovato il corpo.

Per i due delitti sono stati condannati Paolo Enrico Pinna, di Nule, minorenne all’epoca dei fatti, a 20 anni di reclusione, e il cugino Alberto Cubeddu, di Ozieri, condannato all’ergastolo.

Secondo quanto emerso nel processo, alla base della vendetta ci sarebbe stata una lite scoppiata mesi prima tra Pinna e Monni durante la festa di Cortes Apertas a Orune, nel dicembre 2014.

Il dolore della famiglia Masala è stato segnato anche dalla morte della madre di Stefano, Carmela, scomparsa il 24 maggio 2016 a 59 anni dopo essersi ammalata nei mesi successivi alla sparizione del figlio. Prima di morire aveva rivolto un ultimo appello ai responsabili, chiedendo di poter ritrovare almeno i resti del figlio. Un appello rimasto senza risposta.

Il corpo di Stefano Masala non è mai stato ritrovato. Nel giugno del 2023 il Tribunale di Nuoro ne ha dichiarato la morte presunta.

A distanza di undici anni, quei fatti continuano a rappresentare una delle pagine più dolorose e sconvolgenti della cronaca sarda recente.

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