Superare la logica della valutazione come semplice adempimento burocratico e trasformarla in uno strumento di crescita, consapevolezza professionale e miglioramento dell’assistenza. È questo l’obiettivo del progetto sperimentale avviato dall’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari che coinvolgerà, per i prossimi 12 mesi, gli operatori della Stroke Unit e dell’Oncologia medica dell’ospedale.

 L’iniziativa punta a introdurre un nuovo modello di sviluppo organizzativo centrato sulla valorizzazione delle persone, sulle soft skills e sull’umanizzazione delle cure, attraverso strumenti innovativi di valutazione (assessment), autovalutazione e feedback a 360 gradi.

"La medicina moderna - ha dichiarato Alberto Mura, direttore amministrativo dell’Aou di Sassari - è diventata sempre più tecnica e specialistica. Per questo oggi è necessario riportare ancora di più al centro la persona e valorizzare quelle competenze relazionali che incidono direttamente sulla qualità percepita dell’assistenza".

 Ad aprire l’incontro di presentazione, che si è svolta nei giorni scorsi, è stata Luisa Baule, responsabile amministrativa del progetto e funzionaria della Struttura complessa Controllo di gestione dell’Aou di Sassari, che ha spiegato come il progetto nasca dalla volontà di avviare un cambiamento culturale all’interno dell’organizzazione sanitaria.

"L’obiettivo è superare una visione meccanica della valutazione della performance. Non vogliamo che resti soltanto il rispetto di una direttiva o un procedimento formale svolto una volta all’anno, ma che diventi un processo migliorativo, utile a comunicare, confrontarsi e crescere insieme. La valutazione deve essere uno strumento capace di accompagnare il cambiamento organizzativo e valorizzare le persone e deve diventare un processo continuo di riflessione collettiva, di confronto e di crescita, solo in questo modo smette di essere un archivio di giudizi e si trasforma in una mappa per orientare il cambiamento", ha spiegato Baule.

L'Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari si distingue come una delle prime realtà sanitarie in Italia a implementare un programma strutturato simile all'interno dei propri reparti ospedalieri. Questo progetto è stato avviato con successo anche presso il Policlinico Gemelli, in particolare nel settore della cardiochirurgia.

Durante l'incontro, è emerso che il tradizionale metodo di valutazione dei rischi potrebbe essere considerato troppo soggettivo e poco efficace per lo sviluppo professionale. Da qui la decisione di concentrarsi su nuovi strumenti volti a favorire un feedback costante, una comunicazione interna più efficace, un'autovalutazione accurata e una maggiore consapevolezza individuale e di gruppo.

La parte successiva dell'incontro è stata dedicata a Gianni Cicogna, presidente della società responsabile del progetto, il quale ha sottolineato l'innovativo valore del percorso e il suo impatto positivo sull'organizzazione aziendale e sulla qualità dell'assistenza fornita.

"Non stiamo parlando di giudicare le persone – ha spiegato Cicogna – ma di aiutarle a conoscersi meglio. Tutti siamo portatori di talenti e di caratteristiche distintive. L’obiettivo è valorizzare queste competenze, metterle al servizio dei colleghi e dei pazienti e migliorare il lavoro di squadra".

Il focus del Progetto è sull'identificazione e l'enfatizzazione delle soft skills, cioè quelle competenze trasversali che riguardano il modo in cui un individuo si rapporta, comunica e gestisce le attività quotidiane lavorative. Queste competenze non sono di natura tecnica o clinica ma piuttosto personali e relazionali, influenzando direttamente la qualità dell'assistenza e il funzionamento dei team sanitari. Tra queste abilità rientrano la capacità di ascolto, l'empatia, la gestione dello stress, la comunicazione efficace, il lavoro di gruppo, la risoluzione dei problemi, la leadership, l'organizzazione e la centralità del paziente. Tali competenze sono sempre più cruciali nel settore sanitario, soprattutto in contesti a elevata intensità assistenziale e relazionale.

In particolare, verrà prestata un'attenzione speciale all'umanizzazione delle cure. Le Unità Stroke e l'Oncologia medica rappresentano ambienti assistenziali caratterizzati da elevata complessità clinica ed emotiva, dove il rapporto con il paziente e i suoi familiari gioca un ruolo chiave. Alla presentazione hanno partecipato, oltre al personale sanitario, la direttrice della Stroke Unit Alessandra Sanna e il direttore dell'Oncologia medica Alessio Cogoni presso l'ospedale Santissima Annunziata.

Quest'esperienza potrebbe divenire un modello valido da replicare anche in altre strutture dell'AOU di Sassari e in altri ospedali italiani.