Un presunto articolato sistema di evasione dell’IVA, che avrebbe consentito a due società del Sassarese di sottrarsi al pagamento dell’imposta per un importo complessivo di circa 500 mila euro, è stato scoperto dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Sassari, in servizio presso l’Area Verifiche e Antifrode.

L’indagine, condotta nell’ambito dei controlli per il contrasto alle frodi fiscali, ha permesso di accertare l’indebito utilizzo del cosiddetto “plafond IVA”, regime agevolato riservato agli esportatori abituali che consente di acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’imposta, evitando l’accumulo di crediti IVA nei confronti dello Stato.

Le verifiche hanno riguardato due società amministrate dallo stesso rappresentante legale. Dall’incrocio delle banche dati e dall’esame della documentazione è emerso che nessuna delle due imprese avrebbe effettuato esportazioni o cessioni intracomunitarie in misura tale da acquisire lo status di esportatore abituale. Per il periodo d’imposta 2024, infatti, le società non disponevano di alcun plafond IVA.

Nonostante ciò, secondo quanto ricostruito dai funzionari dell’ADM, il legale rappresentante avrebbe trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate diverse dichiarazioni d’intento non veritiere. Ottenute le ricevute di registrazione, le avrebbe poi inviate ai fornitori nazionali per acquistare merci senza il pagamento dell’IVA.

Attraverso questo sistema, le due società avrebbero effettuato acquisti in sospensione d’imposta per circa 470 mila euro, omettendo integralmente il versamento dell’IVA dovuta.

Al termine delle verifiche, sono state contestate alle due imprese sanzioni amministrative comprese tra un minimo di 400 mila e un massimo di 700 mila euro. Contestualmente sono state avviate le procedure per il recupero dell’imposta evasa.

Il rappresentante legale è stato inoltre denunciato. Le ipotesi di reato contestate sono quelle di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, per la trasmissione di dichiarazioni d’intento ritenute false negli anni 2023 e 2024, e di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, per aver indicato nella dichiarazione IVA 2025, relativa all’anno d’imposta 2024, elementi attivi e passivi fittizi, ostacolando l’attività di accertamento dell’amministrazione finanziaria.

L’operazione, sottolinea l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, conferma l’impegno nel contrasto alle frodi fiscali e nella tutela della legalità, delle entrate erariali e della concorrenza leale tra le imprese.