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Bari Sardo si è fermata per salutare Simone Concas. Nel giorno del lutto cittadino, la comunità si è raccolta attorno alla famiglia del diciannovenne ucciso nei giorni scorsi, accompagnandolo nel suo ultimo viaggio in un clima di profondo dolore e compostezza.
Al funerale, celebrato nella Chiesa di Nostra Signora di Monserrato da don Pietro Sabatini e concelebrato da don Antonio Carta e don Danilo Chiai, hanno partecipato familiari, amici, tanti giovani, il sindaco Ivan Mameli, i rappresentanti delle istituzioni e numerosi cittadini. Un paese intero si è stretto nel silenzio attorno a una famiglia colpita da una tragedia che ha sconvolto l’Ogliastra.
Una bara di legno chiaro ricoperta di rose bianche. I genitori e la sorella di Simone sono rimasti stretti in un lungo abbraccio per tutta la celebrazione. La loro compostezza lasciava trasparire un dolore impossibile da nascondere.
«Il dramma di questi giorni ci lascia sgomenti». È iniziata così l’omelia di don Pietro. Con la voce più volte rotta dall’emozione, il sacerdote ha invitato la comunità a non cedere alla disperazione e a custodire la speranza anche nel momento più difficile.
«Il Signore ha detto: “I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare”. Confesso che anch’io mi sento incapace di comprendere una vita strappata troppo presto all’affetto della sua famiglia. Oggi la Chiesa ricorda Marta, Maria e Lazzaro, la famiglia di Betania, dove Gesù si rifugiava quando si sentiva oppresso. Preghiamo per Sara ed Emanuele, che piangono il loro figlio, e per Alessia, straziata nel cuore da un dolore che io non posso immaginare, ma che Dio conosce. Dio conosce il cuore di chi soffre e ci invita a non perdere la speranza. Simone, da questa bara, ci chiede di continuare a vivere e di non perdere la speranza, per creare un mondo migliore, che lui non ha avuto modo di conoscere. Custodiamo il ricordo di Simone fino al giorno della resurrezione».
Il sacerdote ha poi invitato tutta la comunità a interrogarsi, «perché ognuno si chieda se la fragilità dei giovani sia anche la conseguenza dei propri comportamenti». «Facciamo in modo che il prezzo altissimo pagato con la morte di Simone ci permetta di cambiare e di riconoscere i nostri errori. Farlo non è un atteggiamento da deboli. Non ci sono situazioni che non possano essere cambiate».
Al termine della cerimonia, mentre il feretro veniva accompagnato verso il carro funebre, davanti alla folla radunata sul sagrato della chiesa, la mamma di Simone ha trovato la forza di rivolgere un semplice ma commosso ringraziamento: «Grazie a tutti».
Il lutto cittadino era stato proclamato dal primo cittadino dopo il confronto con il Consiglio comunale, che si era espresso all’unanimità, e con il parroco. Una scelta pensata come segno di vicinanza e cordoglio non soltanto nei confronti dei familiari di Simone, ma anche di tutte le persone e le famiglie coinvolte nella drammatica vicenda.
Nel suo messaggio alla cittadinanza, il primo cittadino aveva invitato a lasciare spazio al silenzio e al rispetto, ricordando che le circostanze dell’accaduto sono ancora al vaglio degli organi competenti. «È doveroso mantenere il massimo rispetto per il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, evitando qualsiasi valutazione che non trovi fondamento negli accertamenti ufficiali», aveva sottolineato Mameli. Il sindaco aveva poi voluto difendere con forza l’identità del paese, ribadendo che quanto accaduto non può diventare il ritratto di un’intera comunità.
«Bari Sardo è una comunità sana, solidale e ricca di valori. È il paese dell’accoglienza, del rispetto reciproco, dell’impegno delle famiglie, del volontariato, dell’associazionismo e di tanti giovani che ogni giorno costruiscono il proprio futuro con responsabilità e speranza. Un episodio così doloroso non può e non deve identificare la nostra comunità, che saprà reagire unita, nel rispetto delle istituzioni e dei valori che da sempre la contraddistinguono».
Parole che, nel giorno dell’ultimo saluto a Simone, hanno assunto un significato ancora più profondo. Da una parte il dolore per una vita spezzata a soli diciannove anni, dall’altra la volontà di una comunità ferita di restare unita e di non lasciare che una tragedia ne oscuri la storia e i valori.




Le prime risultanze dell’autopsia
Secondo i primi risultati dell’autopsia eseguita all’ospedale di Lanusei dai medici legali Roberto Demontis e Danilo Fois, incaricati dalla Procura per i minorenni di Cagliari, Simone Concas sarebbe stato raggiunto da due coltellate, una al cuore e una a un polmone. Dalle valutazioni preliminari emergerebbe inoltre che il giovane sarebbe stato colpito mentre si trovava ancora in piedi: prima al cuore e successivamente al polmone.
Gli accertamenti medico-legali completi saranno depositati in Procura entro sessanta giorni. All’esame ha partecipato anche il consulente nominato dall’avvocato Marcello Caddori, difensore del sedicenne arrestato per l’omicidio.
Il minorenne avrebbe ammesso di aver colpito Simone, sostenendo però di aver agito per difendersi. La gip del Tribunale per i minorenni di Cagliari, Roberta Conti, ha convalidato l’arresto e confermato la detenzione nell’istituto penale per minorenni di Quartucciu, come richiesto dalla pm Elisabetta Atzori.
L’inchiesta
Secondo quanto ricostruito finora, la vicenda sarebbe iniziata dopo che Simone Concas avrebbe investito con la propria automobile la sorella del sedicenne, ferendola gravemente. Il ragazzo si sarebbe poi presentato ai Carabinieri nella stessa serata.
Nell’inchiesta sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati anche il fidanzato della giovane investita. Il ventitreenne, difeso dall’avvocato Fabrizio De Murtas, sarebbe accusato di concorso in omicidio volontario.





