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Pomeriggio di ricordi quello di ieri, venerdì 3 aprile, a Porto Torres, dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio agli affetti e a un traguardo che profuma di storia: cento anni vissuti con dignità, servizio e amore.
È qui, nella comunità integrata “Per te per Sempre”, che i Carabinieri hanno fatto visita al Maresciallo in pensione Michele Rosas, ospite della struttura da circa tre anni. Un incontro che nasce nel segno della tradizione — lo scambio di auguri per le imminenti festività pasquali — ma che si trasforma presto in qualcosa di più profondo: un abbraccio simbolico tra passato e presente, tra chi ha servito e chi continua a farlo.
Accanto a lui, la direttrice Bernardetta Tanca e la figlia Maria Antonietta, testimoni di un momento carico di emozione. A rendere omaggio al Maresciallo, il Capitano Stefano Scurti insieme ai militari della Stazione di Porto Torres, che hanno voluto portare un segno semplice ma ricco di significato: un uovo di cioccolato con i colori dell’Arma dei Carabinieri, simbolo di appartenenza e continuità.
Un gesto che ha toccato profondamente il cuore del Maresciallo Rosas. Nei suoi occhi lucidi si è riflessa una vita intera, fatta di dovere e dedizione, di strade percorse in lungo e in largo per l’Italia — da Carbonia a Genova, da Alghero a Ozieri — sempre con accanto la sua compagna di vita, la signora Tonina, con cui condivide settant’anni di matrimonio. Un amore silenzioso e resistente, cresciuto negli anni come radice profonda.
E mentre i ricordi riaffiorano, la voce si fa più ferma, quasi a voler ribadire un principio che ha guidato un’intera esistenza: “Buono con i bravi, con i cattivi mi comportavo di conseguenza”, frase in cui ci sono il senso della giustizia, il rigore, ma anche l’umanità di chi ha indossato una divisa non solo come ruolo, ma come scelta di vita.
La visita si è trasformata così in un momento sospeso, dove il tempo non divide ma unisce e in cui l’Arma dei Carabinieri dimostra ancora una volta di non dimenticare i propri uomini, custodendo quel legame che va oltre il servizio attivo e diventa appartenenza, memoria, famiglia.
E in quel pomeriggio, tra un sorriso e una stretta di mano, non si è celebrato solo un compleanno importante, si è celebrata una vita, un esempio, e un’eredità di valori che continua a camminare, anche a cent’anni.







