La Sardegna si conferma tra le regioni italiane con la più bassa incidenza di laureati nella fascia tra 25 e 49 anni, con un potenziale economico inespresso che supera i 500 milioni di euro l’anno. È quanto emerge dal nuovo report del Centro Studi Confindustria Sardegna, intitolato “Capitale umano e redditi in Sardegna: il legame tra istruzione universitaria e divari territoriali”. Lo studio analizza i dati di tutti i 377 comuni sardi, mettendo in relazione la diffusione dell’istruzione universitaria con i livelli di reddito.

«Il problema non è soltanto quello, di per sé già gravissimo, che vede la Sardegna fortemente indietro rispetto alle altre regioni italiane, condividendo il penultimo posto con la Campania - afferma Andrea Porcu, direttore di Confindustria Sardegna - Ciò che forse è ancora più preoccupante è che questo avvenga nonostante Cagliari si collochi tra le primissime città italiane e anche Sassari, Nuoro e Oristano rientrino nel 10% dei comuni più virtuosi del Paese. L’altra faccia di questa medaglia è, inevitabilmente, una distribuzione territoriale estremamente squilibrata, dove aree molto estese della Sardegna non raggiungono il 15% di laureati e, talvolta, nemmeno il 10%».

Secondo le stime dello studio, un aumento di un punto percentuale nella quota di laureati tra i 25 e i 49 anni corrisponde a circa 117 euro in più nel reddito imponibile medio di ciascun comune. Applicando la differenza rispetto alla media italiana, pari a 4,3 punti percentuali, la Sardegna perderebbe oltre 520 milioni l’anno. La relazione tra laureati e reddito resta positiva e significativa anche escludendo i principali centri urbani, indicando che il capitale umano influisce su tutto il territorio.

«La diffusione dell’istruzione universitaria non costituisce soltanto un obiettivo formativo o sociale – conclude Porcu – ma una leva strutturale di competitività e crescita economica per la Sardegna, con implicazioni rilevanti per le politiche pubbliche e per le strategie di sviluppo territoriale».