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“La sentenza di oggi conferma la linea scelta dalla Regione. Abbiamo rivendicato il diritto della Sardegna a governare le trasformazioni del proprio territorio e abbiamo costruito una disciplina per farlo, individuando dove le energie rinnovabili possono essere realizzate e dove devono essere tutelati altri interessi. Oggi quella scelta resta in campo”. Così l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica Francesco Spanedda, riferendosi al pronunciamento della Consulta che ha respinto il ricorso intentato da un’azienda contro la legge sarda.
“Non abbiamo scelto la strada dei divieti indiscriminati - prosegue l’assessore - ma quella della pianificazione: stabilire regole, individuare le aree e assumere la responsabilità delle scelte. È questo il senso della legge regionale 20 ed è questa la direzione che la Regione continuerà a seguire”.
La sentenza n. 156/2026 della Corte costituzionale, depositata oggi, lascia infatti in vigore gli Allegati A, B, C, D ed E della legge regionale 20/2024, che individuano le aree idonee e non idonee alla realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. Le questioni sollevate sugli Allegati sono state dichiarate inammissibili.
Resta inoltre fermo l’articolo 1, comma 7, della legge regionale, che introduce un principio di cautela stabilendo la prevalenza dell’inidoneità quando un’area presenti contemporaneamente caratteristiche di idoneità e di inidoneità. La relativa questione è stata dichiarata non fondata dalla Corte.
“La transizione energetica non può essere semplicemente una sommatoria di impianti. Deve essere governata, tenendo insieme produzione di energia, tutela del paesaggio, comunità e vocazioni dei territori. La Sardegna continuerà a fare la propria parte, con gli strumenti che la legge le riconosce e con la responsabilità di chi governa il territorio”, conclude Spanedda.






